MONFALCONE – La Capitaneria di porto di Monfalcone ha avviato la revisione del Servizio di rimorchio, considerato ormai un nodo decisivo per sostenere la crescita dello scalo e l’arrivo di navi con stazza ancora maggiore.
L’annuncio è arrivato dal comandante della CP, Fausto Schirone, intervenuto al forum organizzato da Adriaports insieme a Confetra Fvg, con il patrocinio della sezione monfalconese del Propeller Club.

La revisione del servizio nasce da una trasformazione strutturale dei traffici marittimi, influenzata dalle tensioni geopolitiche internazionali – dalla guerra in Ucraina alla crisi del Canale di Suez fino alle criticità nello Stretto di Hormuz – che stanno modificando rotte e dimensioni delle navi in arrivo nell’Adriatico. Monfalcone si trova oggi a gestire unità da 40 a 80mila tonnellate, con esigenze operative molto diverse rispetto al passato.

Nel corso dell’incontro tecnico, ospitato nella sala Cicciarella dell’Autorità di sistema portuale, terminalisti e operatori hanno fatto il punto sui principali nodi infrastrutturali, normativi e organizzativi ancora aperti per sostenere la competitività dello scalo. A confrontarsi con il cluster portuale sono stati il neo segretario generale dell’Authority Natale Ditel, alla sua prima uscita pubblica ufficiale, l’amministratore delegato di Fhp Terminal Monfalcone Gian Carlo Russo, l’ad di Midsea Andrea Valentinuzzi e quello di Adriafer Maurizio Cociancich.

Il tema più urgente riguarda proprio l’adeguamento dei servizi portuali alla nuova dimensione dei traffici. «La Capitaneria, in dialogo con operatori e terminalisti, ha attivato l’iter per la revisione del servizio di rimorchio ed è stato richiesto uno studio per valutare l’impatto dell’aumento delle tariffe sugli operatori», ha spiegato Schirone. Garantire un servizio operativo 24 ore su 24 comporterebbe infatti un incremento tariffario stimato attorno al 41%, oltre alla necessità di ridefinire gli standard organizzativi e di sicurezza, poiché gli attuali orari non risultano più adeguati alle esigenze delle grandi navi. Sul tavolo c’è quindi una proposta commerciale condivisa per ampliare la fascia oraria del servizio. Resta però da capire se tutti gli operatori saranno disponibili a sostenere costi così elevati oppure se il servizio verrà richiesto “on demand” soltanto per le navi di maggiore stazza, soprattutto nelle operazioni notturne.

Dal confronto è emersa anche una strategia più ampia di sviluppo del porto. Ditel ha indicato tre direttrici prioritarie: rafforzamento del modello ferroviario, dragaggio dei fondali fino a quota -12 metri sotto banchina e potenziamento della digitalizzazione sul modello del porto di Trieste. Obiettivi considerati indispensabili per accompagnare la crescita dello scalo, che negli ultimi anni ha registrato incrementi a doppia cifra, pur con alcune flessioni nel 2026 legate al rallentamento dei traffici e ai nuovi vincoli commerciali internazionali.
A fotografare la trasformazione dei traffici è stato Gian Carlo Russo, secondo il quale Monfalcone è passata dalla gestione di navi da 8 mila tonnellate a unità da 40 mila tonnellate, arrivando a movimentare circa 4 milioni di tonnellate di merci e posizionandosi come quarto porto nazionale tra gli scali di interesse nazionale. Una crescita però frenata da limiti infrastrutturali sempre più evidenti.

Il caso emblematico riguarda il gruppo siderurgico austriaco Voestalpine, che utilizza navi post Panamax da 70-90mila tonnellate e lunghe fino a 300 metri. Le unità, prima di raggiungere Monfalcone, sono costrette ad alleggerire parte del carico nel porto di Capodistria a causa dei fondali insufficienti dello scalo, oggi fermi a 10,90 metri. «Quelle tonnellate potrebbero arrivare interamente qui», ha osservato Russo, rilanciando la necessità di un dragaggio completo, di nuove aree operative e di un prolungamento delle banchine per evitare, ha detto, di «giocare a Tetris con le navi».

Sulla stessa linea Andrea Valentinuzzi, amministratore delegato di Midsea, che ha richiamato la necessità di una visione strategica complessiva capace di rendere strutturali servizi oggi ancora straordinari. «Se serve un servizio fino alle 24 dobbiamo riuscire ad averlo per rendere appetibile lo scalo», ha dichiarato, facendo riferimento non solo ai rimorchiatori ma anche ai servizi della Guardia di Finanza in porto.

Infine il nodo ferroviario. Maurizio Cociancich, ad di Adriafer, ha spiegato come il sistema logistico su rotaia sia già stato potenziato: gli orari operativi sono passati dalle tradizionali fasce 8-17 a un servizio che oggi copre normalmente la fascia 6-21.30, con un aumento delle tracce disponibili e l’impiego di locomotori più potenti per movimentare i pesanti carri carichi di bramme.