TRIESTE – Un incontro tra i vertici di Adria Port, società ungherese che ha progettato il nuovo terminal multipurpose al porto di Trieste ed esperti delle Dogane, per valutare un Corridoio Trieste-Budapest.

Ne danno notizia i diretti interessati, segnalando il tavolo di lavoro tra Franco Letrari (Direzione territoriale delle Dogane Veneto e Friuli Venezia-Giulia) e l’amministratore delegato di Adria Port (società di diritto ungherese), Péter Garai. All’incontro ha partecipato Kristóf Péter Bakai, Vice Commissario per le Dogane e gli Affari Internazionali dello Stato ungherese.

L’incontro è stato dettato dalla necessità di discutere le questioni doganali del progetto, per il quale è in corso l’opera di banchinamento a carico dell’Autorità portuale, ma soprattutto per esaminare le opportunità che lo status di Porto franco di Trieste offre, nonché le sfide legate alla creazione di un Corridoio doganale fra Trieste e Budapest.
La discussione fa parte del dialogo italo-ungherese che, si legge sui social network dei diretti interessati, “si sta rafforzando, che si tratti di commercio elettronico, scambio di dati o azione congiunta contro le frodi”.
“La visita a Trieste è stata un promemoria ancora una volta del ruolo chiave che i porti adriatici svolgono per la sicurezza e l’efficienza della supply chain ungherese” è stato spiegato.

Adria Port è una società per azioni di proprietà al 100 % dello Stato ungherese. L’azienda si occupa dell’esecuzione del progetto di sviluppo di un terminal nell’area dell’ex raffineria Aquila sul territorio comunale di Muggia (Trieste), con l’obiettivo di promuovere il commercio estero dell’Ungheria e sviluppare catene logistiche a favore dell’economia ungherese.
Ad aprile sono iniziati i lavori per il banchinamento, a carico dell’Autorità di sistema portuale. L’investimento totale stimato è di 206,4 milioni di euro, di cui circa 48,9 relativi all’area in concessione e circa 157,5 relativi all’area privata.
L’Authority ha recentemente approvato alcune modifiche al progetto originale, con conseguente riduzione della superficie complessiva dei beni in concessione, da 63.203 a 60.520 metri quadrati. In particolare, un capannone di 1.056 metri quadrati, un’area scoperta 59.063 metri quadrati e un edificio demaniale (pertinenza) di 401 metri quadrati.