TRIESTE – Il 2025 segna un punto di svolta per i porti dell’Alto Adriatico, tra riorganizzazione delle alleanze armatoriali e impatti delle crisi geopolitiche. È quanto emerge dall’analisi AIOM, che fotografa un sistema in transizione, ma ancora resiliente sul piano dei volumi complessivi.

A incidere in modo determinante è stata la fine dell’alleanza 2M tra Maersk e MSC, formalizzata a marzo 2025, e la nascita della nuova alleanza Gemini tra Maersk e Hapag-Lloyd. Un cambiamento che ha ridisegnato i servizi deep sea nel quadrante adriatico orientale: oggi i collegamenti diretti scalano principalmente Fiume e Capodistria, mentre Trieste è servita via feeder.

Nel nuovo assetto, la Ocean Alliance mantiene le toccate dirette nei porti dell’area, mentre MSC, uscita da ogni alleanza, rafforza i propri servizi in autonomia. Proprio il gruppo guidato da Gianluigi Aponte ha rivisto nelle ultime settimane la propria strategia su Trieste, dove è stato ripristinato il servizio diretto Phoenix con navi di capacità inferiore, non più affiancato da collegamenti feeder verso la East Coast statunitense via Gioia Tauro.

Sul fronte dei traffici, il 2025 restituisce un quadro differenziato. I porti dell’Adriatico orientale registrano andamenti divergenti: Capodistria e Fiume crescono rispettivamente del 12,25% e del 14,91%, mentre Trieste sconta la perdita dei volumi di transhipment legati a Maersk dopo la fine della 2M. Fiume, in particolare, sale al terzo posto tra gli scali adriatici e punta a rafforzare ulteriormente la propria posizione, nonostante alcune criticità nei collegamenti ferroviari retroportuali.

Diversa la dinamica per gli scali dell’Adriatico occidentale (Venezia, Ravenna e Ancona) che nel 2025 recuperano le perdite registrate nel biennio precedente, legate ai dirottamenti causati dalla crisi nel Mar Rosso.

Secondo AIOM, nel complesso il sistema portuale dell’Alto Adriatico dovrebbe mantenere livelli di traffico sostanzialmente stabili, anche se con una redistribuzione interna dei volumi tra i diversi scali. Per Trieste, in particolare, l’avvio del nuovo collegamento settimanale MSC potrebbe consentire un recupero nel 2026 stimato tra il +6% e il +10%, anche se le previsioni restano legate all’evoluzione della domanda e allo scenario internazionale.

Il contesto resta infatti fortemente condizionato dalle tensioni geopolitiche, in particolare nel Mar Rosso e nel Medio Oriente, snodo chiave per i traffici tra Europa e Asia. Nonostante questo, l’analisi evidenzia come i porti di Trieste, Capodistria e Fiume siano supportati da importanti programmi di investimento che ne aumenteranno la capacità nei prossimi anni.

In prospettiva, il sistema dell’Alto Adriatico sembra quindi in grado di affrontare la fase di incertezza, sostenuto dallo sviluppo infrastrutturale e dal ruolo crescente nei traffici tra Europa centro-orientale e mercati oltremare. Resta però aperta la partita sulla competitività dei servizi e sulla capacità di attrarre nuove rotte dirette in un contesto globale sempre più volatile.