TRIESTE – Dialogo con Autorità della Laguna e Capitaneria per regolare e ampliare gli accessi al porto, progetto Montesyndial e nuovo Piano regolatore.
Queste le priorità indicate ieri da Matteo Gasparato, Commissario dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico settentrionale, se dovesse essere nominato presidente della stessa Authority. Il manager si è espresso durante l’audizione in Senato che fa parte dell’iter di nomina, dopo la proposta al Parlamento da parte del ministro Salvini.
Gasparato ha ricordato innanzitutto la svolta del 2021 con il decreto che ha fermato il traffico delle grandi navi a San Marco e Giudecca, riducendo i passeggeri crocieristici da 2 milioni a 600 mila l’anno. «Non c’è alcuna intenzione di tornare ai livelli di overtourism del passato – ha chiarito – perché la Laguna va tutelata». La prospettiva è quella di un modello diffuso, con scali a Chioggia, Fusina e Porto Marghera, insieme al futuro riutilizzo della stazione marittima quando saranno completati i lavori al canale Vittorio Emanuele III.
Al centro del suo programma il rafforzamento del coordinamento con l’Autorità per la Laguna guidata da Roberto Rossetto. «L’obiettivo è arrivare a una normativa sul porto regolato che consenta agli operatori commerciali di prevedere con certezza la chiusura del Mose», ha spiegato, aggiungendo che intende discutere con la Capitaneria per estendere gli orari di accesso delle navi commerciali, così da ridurre i problemi operativi registrati negli ultimi mesi.
Sul fronte infrastrutturale, Gasparato ha indicato il recupero dell’area Montesyndial a Porto Marghera, con la prospettiva di nuovi accosti e di una piattaforma logistica intermodale. Il progetto mira a separare i flussi commerciali da quelli urbani di Mestre e Marghera. Da qui l’esigenza di un nuovo piano regolatore portuale: «L’ultimo per Venezia risale al 1908, quello di Marghera al 1965 e quello di Chioggia al 1981. È indispensabile programmare in tempi rapidi con regole attuali».
Il Commissario ha poi sottolineato l’importanza di inserire Venezia nella rete interportuale e logistica del Nordest, con i poli di Padova e Verona, il sistema aeroportuale e i porti del Nord Adriatico.
Dal fronte sindacale, CGIL e FILT Venezia hanno espresso preoccupazione per una visione troppo sbilanciata sulla logistica e poco attenta alle condizioni di lavoro in ambito portuale. I segretari Daniele Giordano e Alessio Bianchini hanno chiesto un confronto serio sulle priorità del porto e della città, evidenziando criticità su appalti, sicurezza e trasparenza. Hanno inoltre sollecitato garanzie sulla piena indipendenza del nuovo presidente da altri incarichi e un impegno chiaro sulla gestione dei rapporti con l’Autorità della Laguna e sul funzionamento del Mose, ritenuto cruciale per l’equilibrio tra attività portuali e salvaguardia ambientale.
I sindacati chiedono impegni più stringenti sulle clausole sociali nei bandi di appalto, sulle condizioni di lavoro e sulla sicurezza. «Serve un confronto serio con il sindacato sulle necessità di porto e città – hanno aggiunto – e maggiore chiarezza sul rapporto con il Mose, perché l’incertezza sulle soglie di attivazione e sulla manutenzione dei canali è un rischio pericoloso per l’attività portuale».



