TRIESTE – Secondo SIOT-TAL, al momento il conflitto nell’area iraniana non mostra effetti rilevanti sui traffici petroliferi del Terminale Marino di Trieste.

L’analisi della provenienza dei greggi movimentati nel 2025 dal sistema SIOT-TAL che gestisce l’oleodotto transalpino, evidenzia come solo una quota marginale dei carichi transiti attraverso rotte potenzialmente interessate dal conflitto in corso nell’area iraniana. L’azienda stima quindi che, allo stato attuale, non vi siano evidenze di un potenziale impatto significativo sui traffici del terminal triestino e sull’operatività.

Nel dettaglio, dei circa 41,5 milioni di tonnellate di greggio sbarcate nel 2025, soltanto i carichi provenienti dall’Iraq (6,9%) e dall’Arabia Saudita (5,3%) percorrono rotte che potrebbero essere interessate dalla crisi nell’area. Nel complesso si tratta di circa il 12,2% del totale movimentato lo scorso anno, una quota che indica un’esposizione diretta relativamente contenuta. La parte principale del mix di approvvigionamento è invece garantita per il 70% da greggi provenienti da Kazakhstan (34%), Libia (25%) e Azerbaijan (11%), che seguono rotte del tutto estranee all’area di tensione. Questa diversificazione geografica delle fonti rappresenta un fattore di stabilità per il sistema di approvvigionamento energetico dell’Europa centrale.

“Il mercato petrolifero ha storicamente dimostrato una notevole resilienza e capacità di adattamento alle tensioni geopolitiche. La flessibilità dei flussi internazionali, combinata con la diversificazione delle fonti di approvvigionamento dei nostri shippers, ci consente di guardare con pragmatismo all’evoluzione della situazione” spiegano dall’azienda. SIOT-TAL, nel frattempo, continua a monitorare l’evoluzione dello scenario internazionale, garantendo l’operatività del terminal di Trieste e la continuità delle forniture alle raffinerie dell’Europa centrale servite dall’oleodotto transalpino.

«Stiamo monitorando da vicino gli sviluppi in Medio Oriente. Attualmente e nel breve/medio termine l’esposizione diretta del TAL rimane limitata, anche se la continuata interruzione dei flussi in entrata e uscita dallo Stretto di Hormuz avrà effetti conseguenti in futuro. La nostra infrastruttura – conferma il Ceo di TAL, Alessandro Gorla – è progettata per gestire una vasta gamma di tipologie di di greggio provenienti da molteplici fonti geografiche – solo nel 2025, abbiamo ricevuto oltre 40 diverse qualità di greggio e più di 260 da quando abbiamo iniziato le operazioni. Sebbene la maggior parte del nostro approvvigionamento provenga attualmente da Libia, Kazakistan e Azerbaigian, le cui rotte marittime si trovano interamente fuori dalla zona interessata, questa diversità e flessibilità è un punto di forza chiave del nostro sistema».