TRIESTE – La Commissione Europea propone una revisione dell’ETS che rende più graduale la riduzione delle quote di CO2 dopo il 2030, recependo parzialmente le richieste avanzate dall’Italia e da altri nove Stati membri (Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia) per salvaguardare la competitività dell’industria europea e limitare il rischio di delocalizzazione e di dirottamento dei traffici marittimi verso porti extra UE.
Il pacchetto presentato da Bruxelles abbina il nuovo Piano per l’elettrificazione dell’Europa alla revisione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS). Sul fronte climatico resta l’obiettivo di portare l’elettrificazione dei consumi finali di energia dal 23% attuale al 46% entro il 2040, con una riduzione stimata fino a 260 miliardi di euro l’anno delle importazioni di combustibili fossili.
La novità più rilevante riguarda però l’ETS. La Commissione propone un percorso meno rigido per la diminuzione del tetto alle emissioni: il fattore di riduzione lineare sarà del 3,7% annuo tra il 2031 e il 2035 e dell’1,7% tra il 2036 e il 2040. Una scelta che risponde, almeno in parte, alle richieste di Italia e degli altri nove Paesi che avevano sollecitato una revisione per evitare effetti negativi sulla competitività dell’industria europea. La proposta mantiene inoltre le quote gratuite di emissione anche oltre il 2030, subordinandole però agli investimenti delle imprese nella decarbonizzazione. L’obiettivo dichiarato è scongiurare la delocalizzazione delle produzioni e delle emissioni verso Paesi con normative ambientali meno severe, sostenendo allo stesso tempo la reindustrializzazione europea.
La revisione rafforza anche gli strumenti finanziari destinati alla transizione. È prevista la nascita della Banca per la decarbonizzazione industriale con una dotazione di 100 miliardi di euro, mentre dal 2028 partirà l’ETS Investment Booster con circa 30 miliardi. Gli Stati membri dovranno inoltre destinare almeno il 50% delle entrate generate dall’ETS a investimenti per la decarbonizzazione.
Per il settore marittimo vengono confermate misure che puntano a limitare l’elusione del sistema. La Commissione estende infatti l’ETS a nuove categorie di navi tra 400 e 5.000 tonnellate di stazza lorda con maggiori emissioni e amplia l’elenco dei porti considerati a rischio di trasbordo artificiale, misura che punta a contrastare il trasferimento dei traffici verso scali esterni all’Unione Europea. Nel pacchetto rientrano anche interventi per accelerare l’elettrificazione dei trasporti, compreso quello marittimo, con investimenti nelle infrastrutture energetiche e nelle reti elettriche, considerate indispensabili per sostenere la transizione energetica europea.




