TRIESTE – Un interesse crescente e le indicazioni per i prossimi passi da compiere e dare concretezza al Corridoio indomediterraneo-IMEC, che potrebbe vedere proprio nel porto di Trieste uno dei principali hub europei. A marzo un altro incontro, ancora nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia, per ulteriori sviluppi sull’argomento.

Questo il messaggio lanciato dalla “due giorni” del Trieste Indo-Mediterranean Business Forum, chiusosi ieri al Porto vecchio di Trieste.
Una lunga serie di interventi, istituzionali e da parte di aziende che hanno portato esempi concreti dell’interesse a sviluppare le rotte tra India e Adriatico, passando per Emirati Arabi, Giordania e Israele, hanno caratterizzato i panel.
Ma nei giorni scorsi, era stato il Carmelo Barbarello, Coordinatore IMEC per conto del ministero degli Affari esteri, a delineare lo stato di fatto dell’iniziativa.

Barbarello aveva sottolineato come, pur non essendo Israele e Giordania firmatari dell’IMEC, si ponesse il tema della normalizzazione dei rapporti tra Pesi arabi e Israele e quindi della stabilizzazione della situazione nella regione Mediorientale.
«Vediamo il rilancio dei Paesi coinvolti. Prendendo spunto anche dal cessate il fuoco in Israele» aveva sottolineato.

La nuove condizioni per poter dare una spinta al progetto, fanno riferimento al forte impegno dell’Unione europea nel progetto e nella possibilità di mettere a disposizione i meccanismi del Global Gateway, con canali di accesso a finanziamenti che rendano fattibili progetti specifici.
«L’Italia sta lavorando per inserire Imec nella stessa logica del Piano Mattei. Ci sono progetti già partiti, come il cavo ottico tra Genova e Mumbai o la semplificazione dei processi doganali. Imec, inoltre, si sta dotando di governance interna e poi di alcuni Gruppi di lavoro. Dovranno essere individuate carenze e quindi determinati i primi progetti» aveva spiegato Barbarello.

Digitale, commerciale ed energetico saranno i tre pilastri, ma un Gruppo sarà dedicato proprio ai finanziamenti, che non arriveranno da un’unica fonte, ma saranno forniti da privati e banche, oltre che dalla parte pubblic.
«Trieste resta strategica e centrale per il Governo italiano. Ma non parliamo più di Corridoio ma di Corridoi. Non si può – aveva spiegato ancora il ccordinatore – non parlere di network, con vari porti di partenza in India e vari porti di arrivo in Unione europea».
Altro punto focale, citato in diversi interventi del convegno ma anche, in questi giorni dal neopresidente dell’Authority di Trieste, la necessità di trovare sinergia con porti vicini in Slovenia (Capodistria) e Croazia (Fiume).

Concetti ripresi nella parte conclusiva dell’intervento di ieri, anche da Francesco Maria Talò, inviato speciale dell’Italia per l’IMEC.
Talò ha preannunciato una fase più tecnica, dove ingegneri, esperti finanziari ed economisti dovranno individuare gli interventi necessari e stabilirne la competitività

«Il corridoio Indo-Mediterraneo oggi non è più solo un’ambizione esclusiva di operatori o protagonisti indiretti, ma un progetto internazionale sostenuto dal Governo italiano. L’alleanza con le istituzioni, unita alla strategicità di questa importante rotta commerciale, rientra in un’operazione che rappresenta un’opportunità economica irrinunciabile per tutta l’Europa. Il nostro compito è rafforzare il legame con l’India e i Paesi del Golfo anche dal punto di vista commerciale: in questo percorso Trieste rappresenta la porta d’ingresso nel Continente e un collegamento essenziale».
È quanto ha sostenuto il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, nel suo intervento di ieri al centro congressi del Porto Vecchio di Trieste.
Secondo Fedriga, tutii i Paesi che raggiungono il Mediterraneo attraverso l’India guardano a Imec come unica possibilità per rinsaldare i collegamenti tra Oriente e Occidente. Il corridoio potrà tutelare un’intera area che, con l’apertura delle rotte polari, rischia di essere esclusa dal commercio mondiale. Si tratterebbe quindi di una scelta politica di valenza transatlantica, utile a rafforzare i rapporti internazionali che dall’asse indo-mediterraneo arrivano fino agli Stati Uniti.

«Dobbiamo essere consapevoli – ha proseguito Fedriga – che il Friuli Venezia Giulia, tramite il porto di Trieste e di Monfalcone e grazie alla propria posizione geografica, può essere il cuore di questo progetto, massimizzando la convenienza economica delle rotte che provengono dall’Oriente. In quest’ottica dobbiamo perseguire due obiettivi fondamentali: formalizzare gli accordi istituzionali e intervenire con gli investimenti necessari a rendere concrete le risposte che Imec potrà dare negli anni a venire».
Il governatore, infine, ha confermato l’impegno della Regione tanto sul fronte economico tanto su quello dei rapporti internazionali.