VENEZIA – Spazio ai progetti, su tutti il terminal offshore, ma in generale al porto di Venezia come unica alternativa al turismo.

Matteo Gasparato, da poco presidente dell’Autorità di sistema portuale che governa Venezia (Porto Marghera) e Chioggia, ha scelto oggi Palazzo Ducale, il “cuore” della città, per presentarsi e ribadire che il porto deve tornare ad essere centrale per Venezia. Lo ha fatto assieme al direttore marittimo di Venezia, ammiraglio Filippo Marini, al presidente dell’Autorità per la laguna di Venezia, Roberto Rossetto e al presidente della Venice Port Community, Davide Calderan.

Gasparato ha ribadito che la portualità è l’unica alternativa alla monocultura turistica, snocciolando numeri che sanno di nostalgia: «Nel 2019 si erano raggiunti il milione e 600mila passeggeri. Oggi contiamo 25 milioni di tonnellate all’anno, diciamo che il dibattito deve cambiare dal “se” al “come” rendere compatibile l’economia. Rinunciare alla portualità snaturerebbe Venezia, riducendola a un museo privo di vita. Servono scelte non ideologiche, orientate a lungo termine, anche nella cornice del Mose».

Spazio è stato dato ai progetti, partendo dall’offshore, che Gasparato ha definito «strategico», però in prospettiva, visto che ci vorranno, a stima, una decina di anni per vederlo realizzato, quindi pienamente funzionante nei «prossimi decenni». Il presidente ha poi chiarito che l’idea nasce da un input normativo «Dello Stato, con un decreto legge diventato legge a marzo 2021, che impone il concorso di idee» e che vedrà la sua conclusione con il vincitore il 20 novembre 2026.

Per quanto riguarda i dragaggi e il “deposito” dei fanghi alle “Nuove Tresse”, si tratta di un progetto da 82 milioni di euro per una superficie di 46 ettari, con avvio lavori «salvo eventuali ricorsi» a luglio 2026. Curiosa la decisione di far scegliere alle scuole del territorio, con un concorso, il nome della nuova isola. Gli altri progetti da Commissario prevedono lo scavo del canale Vittorio Emanuele per utilizzare la Stazione Marittima, visto che «è uno scempio averla e non utilizzarla, ma nel primo stralcio consentiremo l’accesso a navi fino a 55mila tonnellate, per poi arrivare a 70mila nel secondo stralcio di lavori». Spazio poi ai dragaggi del Malamocco-Marghera, del canale Sud e a Chioggia (Isola dei Saloni e Val da Rio), tutti da completarsi nel prossimo biennio.

Altro tema all’ordine del giorno è stato il tema del porto regolato: «Attendiamo la nuova legge, un tema strategico importantissimo. Intendo stabilire anche un presidio fisso a Chioggia, che non sia solo simbolico».
Infine, un’importante citazione per l’area Monesyndial: «un progetto strategico per il futuro traffico container, è un’area dalle potenzialità superiori al milione di Teu», per i quali serviranno 189 milioni per il primo stralcio e 187 per il completamento.

L’agenda è stata accolta con il favore della comunità portuale, Calderan ha infatti precisato: «Siamo l’unica alternativa al turismo. Lo diciamo da tempo e siamo felici di aver trovato allineamento con le dichiarazioni di oggi del presidente dell’Adspmas Matteo Gasparato. Siamo certamente soddisfatti che si sia data prospettiva alle nostre priorità, cioè il dragaggio dei canali, l’isola delle “Tresse 2” e le opportunità legate allo sfruttamento della Marittima, che oggi giace sottoutilizzata. Attendiamo fiduciosi, diamo ampia disponibilità e assistenza con le nostre competenze, ci auguriamo – ha concluso Calderan – che il confronto avuto finora possa proseguire in maniera proficua e produttiva, anche nell’ottica della stesura delle necessità per la definizione della normativa legata al porto regolato».