MONFALCONE – Monfalcone vuole spostare il baricentro della propria identità economica: da città dei cantieri a nuovo punto di riferimento della blue economy dell’Alto Adriatico.
La nautica da diporto, fino a pochi anni fa considerata un comparto parallelo rispetto alla grande industria navale, oggi entra invece con nuove ambizioni ben più larghe nel disegno di sviluppo del Friuli Venezia Giulia. È quanto emerso ieri dal Forum “La nautica al centro della crescita del Friuli Venezia Giulia”, ospitato oggi all’Olympic Hangar della Marina Monfalcone nella Giornata Nazionale del Mare.

La posta in gioco, per il territorio, è chiara: trasformare la vocazione marittima in un vantaggio competitivo stabile. Non soltanto ormeggi e stagionalità, ma marine, refitting, servizi tecnici, rimessaggio, design, accoglienza e formazione. In sintesi, un’economia del mare capace di generare occupazione, investimenti e indotto lungo una catena del valore più ampia del solo turismo.

Secondo lo studio presentato da TEHA Group, la Risorsa Mare vale l’11,3% del Pil nazionale e nel 2023 ha generato 76,6 miliardi di euro di valore aggiunto diretto, oltre comparti simbolo del made in Italy come moda e agroalimentare. Dentro questa geografia economica, il Friuli Venezia Giulia si colloca in una fascia alta: terza regione italiana per incidenza del valore aggiunto marittimo e prima per densità di posti barca per chilometro di costa. Monfalcone, con 10.866 posti barca, pari al 68% della capacità regionale, è il secondo polo nautico italiano dopo Livorno.

La sfida vera è capire se Monfalcone e il Friuli Venezia Giulia riusciranno a trasformare questa massa critica in un sistema. Il diporto competitivo non vive di approdi, ma di qualità dei servizi, capacità di manutenzione, specializzazione tecnica, attrazione di investimenti, connessione con i mercati dell’Europa centrale e permanenza della clientela. In questo senso Monfalcone gioca una partita interessante: sfruttare la propria posizione nel Nord Adriatico per consolidarsi come hub nautico avanzato, capace di servire non solo il territorio regionale ma anche il bacino mitteleuropeo.

Le dichiarazioni politiche restano dentro questo perimetro. L’europarlamentare Anna Maria Cisint ha insistito sull’idea di una città che non sia più solo simbolo della grande industria cantieristica, ma anche luogo in cui nautica e portualità aprono spazi di lavoro e impresa. L’assessore regionale Sergio Emidio Bini ha rivendicato il cambio di passo della Regione, a partire dagli strumenti normativi e dal sostegno a marine e refitting. Il sindaco Luca Fasan ha legato la crescita del comparto agli investimenti sul litorale e alla capacità di attrarre operatori e capitali.