TRIESTE – La nautica da diporto italiana si conferma una delle filiere industriali più rilevanti del Made in Italy, con oltre 13 miliardi di euro di valore aggiunto e circa 168 mila occupati nel 2024.

I dati emergono dai rapporti “La Nautica in Cifre Monitor – Trend di mercato 2025/2026”, realizzato dall’Ufficio Studi di Confindustria Nautica con Fondazione Edison, e “Geografie della Filiera Nautica Italiana 2026” curato da Fondazione Symbola, presentati a Milano presso Palazzo Edison.

Secondo le analisi, il comparto mostra un consolidamento strutturale della cantieristica e un rafforzamento competitivo dell’intera filiera, nonostante un contesto internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche, tassi di interesse elevati e incertezze macroeconomiche.
«L’appuntamento di oggi (ieri, ndr) segna l’avvio del percorso annuale di iniziative con cui Confindustria Nautica intende offrire al settore analisi e indirizzo strategico – ha spiegato il presidente, Piero Formenti – . In un contesto globale caratterizzato da cambiamenti economici e geopolitici rilevanti, la nautica da diporto italiana continua a dimostrare solidità, capacità di adattamento e visione strategica. Le dinamiche restano differenziate tra i segmenti: la grande nautica cresce, la fascia media tiene, mentre la piccola nautica risente maggiormente della consumer confidence attualmente attenuata da complesse condizioni congiunturali».

Il settore dei superyacht continua a rappresentare il punto di forza dell’industria italiana. Dopo un 2025 positivo, con il 50% delle aziende che ha registrato un aumento del fatturato e il 25% una stabilità, gli ordini restano su livelli elevati. Secondo il Superyacht Global Order Book 2026 di Boat International, la quota italiana nel portafoglio mondiale è salita al 52%, pari a 568 unità, nonostante una lieve contrazione degli ordini globali.
Più articolata la situazione della produzione fino ai 24 metri. Dopo un 2025 caratterizzato da segnali di contrazione, le prospettive per l’anno nautico 2025/2026 risultano più favorevoli: la quota di imprese che prevede una crescita del volume d’affari è passata dal 23% al 46%, mentre le previsioni negative scendono a meno di un quarto del campione.

Anche le reti di vendita mostrano un miglioramento delle aspettative. Se per il 2025 il 62% degli operatori prevedeva una flessione del fatturato, le previsioni per l’anno nautico in corso indicano un ridimensionamento delle stime negative al 37%, con il 50% degli operatori che si attende una stabilità dei risultati.
Nel comparto degli accessori e degli equipaggiamenti i risultati restano differenziati, ma cresce la quota di imprese che prevede un aumento del fatturato, passata dal 30% al 39%. Segnali positivi arrivano anche dal settore dei motori marini, dove il 38% delle aziende stima una crescita del volume d’affari e il 50% una stabilità.

Molto dinamico il segmento del noleggio e della locazione di unità da diporto. Nel 2025 il 57% delle imprese ha registrato una crescita del fatturato, mentre per l’anno nautico in corso il 64% degli operatori prevede un ulteriore aumento del volume d’affari. Solo il 7% ipotizza una flessione.
Prospettive positive anche per il turismo nautico e per i porti turistici. Secondo le stime delle aziende del comparto, il 75% prevede un incremento del fatturato nell’anno nautico 2025/2026, mentre una riduzione è attesa solo dal 12% del campione.

Tra i fattori esterni che incidono maggiormente sull’andamento del settore, le imprese indicano le tensioni geopolitiche, il costo del lavoro e i tassi di interesse. Restano inoltre rilevanti per diversi operatori le problematiche legate agli stock in giacenza.
In questo contesto l’export continua a rappresentare uno dei principali motori di crescita. Secondo i dati di Fondazione Edison, nell’ultimo anno scorrevole – tra novembre 2024 e ottobre 2025 – le esportazioni della cantieristica nautica italiana hanno superato i 4 miliardi di euro.

Il report di Fondazione Symbola evidenzia inoltre il forte effetto moltiplicatore della filiera. Per ogni euro di valore aggiunto generato dalla cantieristica, se ne attivano complessivamente 5,2 lungo l’intera catena produttiva. Analogamente, ogni addetto impiegato nel core della filiera genera in media 7,1 posti di lavoro complessivi.

La cantieristica resta concentrata in alcune regioni chiave – tra le quali Toscana, Lombardia, Marche, Liguria, Campania, Piemonte, Sicilia e Lazio – che rappresentano i principali poli di specializzazione e competenze del settore. Negli ultimi anni il rafforzamento del comparto è stato sostenuto anche da processi di concentrazione industriale e da un progressivo aumento delle attività a maggiore valore aggiunto all’interno dei cantieri.