TRIESTE – Dopo mesi di minacce di guerra commerciale, Stati Uniti e Unione Europea hanno trovato un’intesa sui dazi.
L’annuncio è arrivato sabato 27 luglio dalla Scozia, dove Donald Trump e Ursula von der Leyen hanno siglato un accordo che prevede l’introduzione di un dazio fisso del 15% su gran parte delle esportazioni europee verso gli USA, tra cui auto, prodotti farmaceutici e componenti elettronici. Si tratta di una misura che, pur pesante, evita l’imposizione del 30% minacciata da Washington.
L’intesa, descritta da Bruxelles come un compromesso “necessario”, mantiene però in vigore i dazi del 50% su acciaio e alluminio introdotti negli anni scorsi. Su questi prodotti si discuterà più avanti la possibilità di introdurre delle quote. Sono previste esclusioni per alcune categorie, come aeromobili, prodotti chimici speciali e alcuni beni agricoli, ma la lista è ancora in via di definizione.
In cambio della riduzione delle tariffe minacciate, l’UE si è impegnata ad aumentare gli acquisti di energia americana per un totale di 750 miliardi di dollari entro il 2028 e a favorire investimenti industriali europei negli USA per altri 600 miliardi. Bruxelles ha inoltre accettato di intensificare la cooperazione nel settore della difesa, con ordini di armamenti americani su larga scala.
«La notizia dell’accordo sui dazi tra Unione Europea e Stati Uniti contribuisce a ridurre un clima di incertezza che penalizza imprese e investimenti. Questo lungo negoziato ha evidenziato la fragilità dell’Europa, schiacciata tra Stati Uniti e Cina. Per uscire da questa situazione occorre ora intervenire sulle nostre debolezze, a partire dalle barriere commerciali interne che continuano a ostacolare il pieno sviluppo del mercato unico e, con esso, la nostra capacità di stare al passo con le grandi economie globali». Con queste parole Carlo De Ruvo, presidente di Confetra, ha commentato l’intesa commerciale raggiunta tra Usa e Ue. De Ruvo ha citato il Fondo Monetario Internazionale, secondo il quale le attuali barriere interne equivalgono a un costo ad valorem del 44% per i beni manifatturieri e addirittura del 110% per i servizi. «Sono costi nascosti che si riflettono in minore concorrenza, prezzi più alti, bassa produttività e redditi inferiori. La produttività complessiva dell’Ue è oggi più bassa del 20% rispetto agli Stati Uniti, e anche nelle economie europee più forti il reddito pro capite è inferiore di circa il 30% rispetto alla media americana» ha concluso il presidente di Confetra.
L’accordo resta per ora un quadro generale: i dettagli tecnici e le esenzioni verranno trattati nei prossimi mesi. Bruxelles insiste che l’intesa non è definitiva e sarà vincolata solo dopo l’approvazione dei singoli Stati membri e l’adozione degli atti esecutivi. In sintesi, l’intesa evita lo scontro aperto ma non chiude il capitolo delle tensioni commerciali. Le prossime settimane saranno decisive per capire se si tratta di una tregua duratura o solo di una pausa temporanea.




