TRIESTE – La Cina sta lavorando a un’idea che unisce due frontiere tecnologiche: la propulsione marittima nucleare e l’uso del torio come combustibile.
Secondo fonti cinesi riprese dal South China Morning Post e da testate specializzate, la China State Shipbuilding Corporation (CSSC) e la China National Nuclear Corporation (CNNC) hanno presentato il concept di una nave container da 14.000 Teu alimentata da un reattore a sali fusi al torio (TMSR) da circa 200 megawatt termici.
Il progetto è curato dal cantiere Jiangnan Shipyard di Shanghai, che avrebbe illustrato i primi dettagli tecnici del sistema. Il reattore, basato su una miscela liquida di fluoruri e torio, promette maggiore efficienza e minori rischi rispetto ai reattori tradizionali a uranio.
Un reattore di questo tipo, consentirebbe di eliminare l’uso di bunker fuel e di ridurre drasticamente le emissioni. Per un settore come il trasporto marittimo, oggi responsabile di circa il 3% della CO₂ globale, l’impatto sarebbe enorme.
La Cina ha già esperienza nel campo: a Wuwei, nella provincia del Gansu, è operativo un piccolo reattore sperimentale TMSR-LF1, che ha raggiunto la conversione del torio in uranio, secondo quanto riportato da World Nuclear News. Quel progetto funge da test per applicazioni future, tra cui — potenzialmente — sistemi di propulsione marittima.
Finora però, non esistono comunicati ufficiali del governo cinese o delle aziende coinvolte. Le fonti parlano di concept o di progetto in studio, non di una nave in costruzione. Restano aperti molti nodi tecnici e regolatori: sicurezza, gestione dei rifiuti, assicurazione e classificazione navale.
Come sottolineano diverse testate del settore, un reattore al torio a bordo di una nave commerciale è ancora una sfida ingegneristica e normativa, non un progetto imminente.
L’interesse per il torio è tornato a crescere negli ultimi anni. È più abbondante dell’uranio, produce meno scorie e può essere utilizzato in reattori intrinsecamente più sicuri. Tuttavia, la tecnologia a sali fusi resta in fase sperimentale e nessun Paese l’ha ancora applicata su larga scala.
Se la Cina riuscirà a portare avanti anche solo un prototipo, sarebbe un segnale importante: non solo per il nucleare di nuova generazione, ma anche per la decarbonizzazione del trasporto marittimo, una delle sfide più complesse della transizione energetica globale.




