TRIESTE – Ci sarebbe anche la petroliera Freud (IMO 9804461), attesa nel porto di Trieste per il 20 gennaio, tra le quattro navi colpite nei giorni scorsi in un attacco di droni nel Mar Nero.
L’unità della compagnia greca Tms Tankers avrebbe subito però danni limitati e ha già ripreso infatti la navigazione verso lo scalo del Friuli Venezia Giulia, con destinazione il terminal Siot. La Freud trasporta infatti Cpc Blend, una miscela di greggio prevalentemente kazako, fondamentale per alimentare l’oleodotto Transalpino. L’ultimo scalo registrato risale alle 22 di ieri all’ancoraggio turco Bosforo nord dell’omonimo stretto.
Al momento dell’attacco, le petroliere erano ancorate, in attesa di caricare petrolio greggio, al terminal marittimo del Caspian Pipeline Consortium (CPC) al largo di Novorossiysk. Secondo quanto riportato dalla società greca di sicurezza marittima e gestione dei rischi Diaplous e ripreso dagli organi di stampa greci, le tre navi per cui si avrebbe certezza del coinvolgimento sono la MT Matilda (IMO 9407457), gestita dalla Thenamaris e battente bandiera maltese, la MT Delta Harmony (IMO 9408463), con bandiera liberiana e gestita dalla Delta Tankers e la MT Delta Supreme (IMO 9585895), pure sotto la gestione della compagnia ellenica Delta. La Freud non viene più inclusa nei report degli attacchi confermati.
Ancora frammentarie le notizie in merito all’incidente. Non sono disponibili infatti né una stima ufficiale dell’entità dei danni subiti dalle petroliere coinvolte e i dettagli sul tipo di drone impiegato.
Il terminal Cpc, stando a quanto riferito da Bloomberg e Maritime Executive, sta operando a regime ridotto (circa 800-900mila barili al giorno contro i consueti 1,7 milioni) a causa di danni pregressi e manutenzioni in corso.
I nuovi attacchi arrivano in un momento particolarmente delicato per la catena di approvvigionamento energetico della regione.
All’inizio di gennaio, la produzione del Kazakistan ha subito un calo significativo e gli incidenti sempre più frequenti nel Mar Nero potrebbero causare secondo le agenzie marittime un aumento sia delle tariffe di nolo che dei premi assicurativi per le petroliere che caricano nei terminal russi, attraverso i quali passa oltre il 2% della produzione mondiale di greggio.
Non si tratterebbe quindi più di un incidente isolato, ma di una minaccia ormai consolidata per la sicurezza marittima nel Mar Nero.




