TRIESTE – Trieste si candida a diventare il principale gateway europeo del corridoio India-Medio Oriente-Europa. Al forum Next Innovation Road 2026, promosso dal cluster MARE FVG, il porto del Friuli Venezia Giulia indicato come piattaforma di riferimento per intercettare i nuovi flussi commerciali e rafforzare le connessioni con l’Europa centro-orientale.
L’appuntamento si è tenuto oggi al Magazzino 26 del Porto Vecchio. Il forum “Digitalization between Sea and Space” è stato ideato dal cluster M.A.R.E. TC FVG per favorire la collaborazione tra imprese, centri di ricerca e stakeholder regionali sui temi della digitalizzazione e delle nuove filiere tecnologiche tra mare e spazio. Tra i partecipanti anche Fincantieri, Leonardo, Area Science Park e l’Università di Trieste.
Nel focus dedicato ai corridoi indo-mediterranei, Francesco Parisi, presidente dell’omonima casa di spedizioni e della Trieste Summit Association, ha richiamato i numeri della crescita dello scalo. Tra il 2007 e il 2023 il traffico del porto di Trieste è aumentato del 220%, dato che sale al 235% considerando l’intero sistema con Capodistria e Fiume. Una dinamica che, ha spiegato, supera di dieci volte la media di alcuni grandi porti europei nello stesso periodo.
Secondo Parisi, questo sviluppo ha consolidato Trieste come piattaforma intermodale verso l’Europa centro-orientale, con un bacino di oltre 110 milioni di persone in undici Paesi collegati via ferrovia. Il riferimento è a una rete già operativa che integra mare e rotaia e che può essere ulteriormente rafforzata con nuovi corridoi.
In questo quadro si inserisce il progetto India-Middle East-Europe Corridor (IMEC). Le tensioni nel Mar Rosso e le criticità lungo il Canale di Suez, ha osservato Parisi, hanno mostrato la vulnerabilità di alcune rotte consolidate. Il corridoio tra India, Paesi del Golfo ed Europa rappresenterebbe quindi una risposta strutturale, capace di affiancare i tracciati marittimi tradizionali e potenziare le connessioni terrestri. Non solo merci, ma anche dati ed energia rientrano nella visione di una rete integrata che individua nel porto di Trieste il principale punto di accesso europeo. L’interesse riguarda mercati ad alto tasso di crescita e possibili sviluppi verso altri Paesi dell’Asia occidentale.
Al centro del confronto anche il ruolo della Regione. L’assessore Alessia Rosolen ha indicato l’obiettivo di superare la sola dimensione di crocevia logistico per affermare il Friuli Venezia Giulia come piattaforma strategica di integrazione tra mare, spazio, innovazione ed energia.
Rosolen ha richiamato il sostegno regionale alla nascita di un cluster multisettoriale nei comparti ad alto potenziale, come aerospazio, subacquea ed energie rinnovabili, ambiti che hanno assunto una rilevanza crescente non solo industriale ma anche geopolitica. Ha ricordato il percorso di trasformazione di MARE FVG, nato dal coinvolgimento di grandi player industriali e poi ampliato ad altri attori del territorio, come passaggio verso una piattaforma più ampia in grado di mettere in relazione imprese, università, centri di ricerca e investitori.
Nel suo intervento ha sottolineato che la digitalizzazione è un processo trasversale che investe tutti i settori produttivi e impone un’integrazione reale tra ricerca, applicazione industriale e mercato. La capacità di unire innovazione e sviluppo industriale, ha spiegato, incide direttamente sulla rotta di un territorio e sulla costruzione dell’autonomia strategica europea attraverso ecosistemi regionali capaci di fare rete. L’impegno della Regione, ha concluso, sarà quello di garantire risorse e accompagnamento, puntando a trasformare il confronto e il trasferimento tecnologico in risultati concreti sul mercato e in nuova occupazione qualificata.




