TRIESTE – Tre navi mercantili sono state colpite da proiettili di origine non identificata nello Stretto di Hormuz, passaggio marittimo strategico per il commercio di petrolio.

Gli episodi si inseriscono nell’escalation di tensioni seguita agli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, alla fine di febbraio. Secondo autorità marittime e società di sicurezza citate da diversi media internazionali, almeno una delle navi colpite ha preso fuoco e parte dell’equipaggio è stata costretta ad abbandonare temporaneamente l’unità.

Il primo episodio ha coinvolto la bulk carrier thailandese Mayuree Naree, colpita circa 11 miglia nautiche a nord dell’Oman. L’impatto ha provocato un incendio a bordo. L’agenzia britannica UK Maritime Trade Operations (UKMTO) ha riferito che il rogo è stato successivamente domato e che non si registrano danni ambientali, mentre parte dell’equipaggio è rimasta sulla nave. Un secondo attacco ha interessato la portacontainer giapponese One Majesty, colpita da un proiettile a circa 25 miglia nautiche dalla costa degli Emirati Arabi Uniti, nei pressi di Ras Al Khaimah. I danni sono stati definiti limitati e l’unità si sta dirigendo verso un ancoraggio sicuro. L’equipaggio risulta illeso. Il terzo incidente riguarda la bulk carrier Star Gwyneth, battente bandiera delle Isole Marshall, colpita circa 50 miglia a nord-ovest di Dubai. Secondo la società di gestione del rischio marittimo Vanguard, il proiettile ha danneggiato lo scafo ma l’equipaggio è al sicuro.

Le autorità stanno indagando sull’origine degli attacchi. Dall’inizio del conflitto nella regione del Golfo si registrano almeno tredici attacchi sospetti contro navi commerciali. La situazione si inserisce in un contesto di forte instabilità nello Stretto di Hormuz, passaggio attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Il traffico marittimo nell’area è diminuito drasticamente nelle ultime settimane, mentre le quotazioni energetiche hanno registrato forti oscillazioni.

Washington ha dichiarato di aver distrutto più di una dozzina di imbarcazioni iraniane potenzialmente in grado di posare mine nel tentativo di prevenire un blocco della rotta. Il presidente statunitense Donald Trump ha affermato che non risultano prove di mine piazzate nello stretto. Nel frattempo alcune petroliere continuano a transitare nell’area, spesso con cosiddetti “dark transits”, cioè con il sistema AIS spento per non trasmettere la propria posizione. Questo comportamento è frequente tra le navi coinvolte nel trasporto di greggio iraniano soggetto a sanzioni. Secondo la società di sicurezza Neptune P2P Group, dall’8 marzo solo sette navi hanno attraversato lo stretto e cinque sarebbero collegate a traffici associati all’Iran. La società di monitoraggio delle materie prime Kpler segnala inoltre, che Teheran ha ripreso esportazioni di petrolio dal terminal di Jask, sul Golfo di Oman, con una petroliera che il 7 marzo ha caricato circa due milioni di barili.