TRIESTE – A Trieste emerge la necessità di rafforzare infrastrutture e interoperabilità per sostenere i traffici tra Nord Adriatico e Balcani, ma anche per mantenere competitivi i porti come hub per il centro ed Est Europa.
Il convegno sulle “Priority Actions: Upper Adriatic Interoperability & Balkan connectivity” ha confermato una linea chiara: la crescita dei traffici passa dalla capacità delle infrastrutture, soprattutto ferroviarie, e da una maggiore integrazione tra sistemi nazionali.
Nel dibattito è stato richiamato il ruolo delle iniziative europee, a partire dal Global Gateway, con l’esigenza però di affiancare alle strategie strumenti concreti di finanziamento. Allo stesso tempo, l’accordo tra India e Unione europea e i nuovi corridoi come l’IMEC (Corridoio Indomediterraneo) sono destinati a rafforzare la centralità dell’Adriatico e in particolare il porto di Trieste come punto di connessione tra mercati.
Più interventi hanno evidenziato la necessità di rafforzare il sistema ferroviario del Friuli Venezia Giulia, ben sviluppato ma potenzialmente un limite allo sviluppo dei traffici nel prossimo decennio. Il porto di Trieste in particolare, per crescere ha bisogno di una rete ferroviaria più solida e capace.
Le prospettive di sviluppo indicano un aumento significativo delle infrastrutture ferroviarie a servizio del porto, con l’obiettivo di arrivare a circa 30 binari e 12 terminal collegati nei prossimi dieci anni. Ma il punto centrale non è solo l’espansione delle banchine: serve costruire veri corridoi logistici, in grado di garantire continuità e capacità lungo tutta la catena.
Dal lato sloveno è stato ricordato il forte piano di modernizzazione della rete ferroviaria, con investimenti in corso soprattutto sui collegamenti interni. L’impatto finale non è ancora del tutto definito, ma l’obiettivo è aumentare la capacità complessiva del sistema e favorire lo sviluppo dei traffici.
Nel secondo panel, operatori e imprese hanno posto l’attenzione su un altro nodo: l’interoperabilità. La digitalizzazione dei processi e la compatibilità tra sistemi nazionali – elettrificazione, segnalamento e standard tecnici – sono condizioni necessarie per rendere fluido il traffico ferroviario tra Stati. Senza questo passaggio, anche le nuove infrastrutture rischiano di non esprimere tutto il loro potenziale.
È stato evidenziato anche come, con il completamento degli interventi, il mercato potrà offrire ai clienti una scelta più ampia tra i porti dell’Alto Adriatico, come Capodistria, Fiume e Trieste. Ma per arrivare a questo risultato serve maggiore coordinamento tra Paesi e un uso più efficiente della capacità esistente, oggi in parte sottoutilizzata. Un messaggio condiviso riguarda i tempi: non si può attendere il completamento delle grandi opere. Interoperabilità, organizzazione e digitalizzazione devono partire subito.
«Sono necessarie infrastrutture ma non soltanto a servizio del singolo porto. Si tratta di costruire infrastruttura in grado di metter in relazione i porti e la logistica del Nord Adriatico» ha precisato Stefano Visintin, presidente di Confetra Fvg e tra gli organizzatori del convegno come membro di Trieste Summit.
Nel focus dedicato al porto di Trieste è emerso con chiarezza, inoltre, il tema della capacità ferroviaria. Il sistema del Nord Adriatico intercetta traffici legati a economie che rappresentano circa il 44% del PIL mondiale. Tuttavia, senza una rete ferroviaria adeguata, questi flussi rischiano di spostarsi verso altre direttrici. La logica è semplice: se il corridoio non ha capacità, la merce trova altre strade.
«Trieste dispone già di una capacità ferroviaria elevata rispetto ad altri porti italiani, ma resta una stazione di testa e soffre l’assenza di ridondanza. Questo significa che interventi di manutenzione possono avere impatti rilevanti sulla continuità operativa» ha spiegato Antonio Barbara, ceo di HHLA Plt Italy.




