TRIESTE – In vista delle prossime elezioni comunali di fine maggio, la Port Community di Venezia chiede ai candidati posizioni su cinque opere chiave tra infrastrutture, fondali e nuovi terminal per sostenere occupazione e imprese.
Il presidente Davide Calderan interviene nel dibattito politico locale, chiedendo risposte precise su alcune questioni considerate centrali per l’economia portuale. L’obiettivo è capire quale visione intendano adottare le future amministrazioni su sviluppo, infrastrutture e ruolo dello scalo veneziano.

Secondo VPC, il porto rappresenta un sistema economico rilevante, che – anche alla luce di studi della CGIA di Mestre – coinvolge circa 26.000 lavoratori e 1.400 aziende. Un comparto che, per la comunità portuale, resta uno dei principali pilastri produttivi della città.

Cinque i temi indicati come prioritari. Il primo riguarda l’isola delle Tresse 2, già oggetto di valutazione di impatto ambientale positiva. Il secondo è la realizzazione del canale nord, lato nord, intervento ritenuto strategico per l’accessibilità marittima. Terzo punto, il ripristino dei fondali del canale Vittorio Emanuele, con profondità adeguate al transito di navi di maggiori dimensioni.
A questi si aggiungono la posizione sulla realizzazione del terminal Montesyndial e la manutenzione del canale Malamocco-Marghera, asse fondamentale per i traffici commerciali diretti all’area industriale.

Per VPC si tratta di opere indispensabili per garantire continuità e sviluppo al porto, con effetti diretti su imprese e occupazione. Il messaggio è netto: senza un indirizzo chiaro su queste infrastrutture, il rischio è indebolire un settore considerato alternativa economica alla dipendenza dal turismo.
Calderan sottolinea che il porto non può essere lasciato ai margini del confronto politico. La richiesta ai candidati è di esplicitare priorità, tempi e scelte operative, in modo da offrire al sistema portuale una prospettiva definita.