TRIESTE – Genoa Metal Terminal (GMT), che con Adriaterminal gestisce l’univa attività portuale all’interno del Porto Vecchio di Trieste, apre alla riqualificazione del sito, ma chiede un percorso definito per garantire continuità a traffici e occupazione.
La società, attiva nello scalo del Friuli Venezia Giulia nel segmento delle merci varie, prende posizione sul progetto di rigenerazione urbana dell’area storica, considerato legittimo ma da inserire in una strategia portuale più ampia. Il punto centrale è operativo: un terminal attivo non può essere chiuso senza che esista già una soluzione alternativa concreta, con tempi e condizioni compatibili.

GMT movimenta circa 800.000 tonnellate l’anno e genera oltre 200 posti di lavoro tra diretti e indotto. Si tratta di traffici labour intensive, dove ogni operazione richiede manodopera specializzata e servizi collegati. Per questo, secondo l’azienda, una delocalizzazione non pianificata rischia di interrompere un sistema economico locale fatto di trasporti, manutenzioni, logistica e attività tecniche.

La società fa parte del gruppo internazionale Steinweg, fondato a Rotterdam nel 1847 e presente in diversi hub logistici globali. In Italia GMT ha sviluppato una rete integrata e a Trieste svolge anche un ruolo di coordinamento per alcune aree del Mediterraneo e dell’Adriatico. Il terminal è specializzato nel break bulk, con gestione di metalli non ferrosi, prodotti siderurgici e impiantistica.
Un elemento distintivo è rappresentato dalle autorizzazioni internazionali: GMT opera con magazzini approvati dal London Metal Exchange e da ICE Futures Europe. Si tratta di certificazioni che, in Italia, riguardano un numero limitato di porti e che richiedono presenza diretta in ambito portuale.

Nel dibattito sul Porto Vecchio, GMT sottolinea che l’area presenta limiti infrastrutturali, soprattutto sul fronte dell’accessibilità e dell’intermodalità, rispetto alle zone del Porto Nuovo. Per questo l’azienda non si oppone allo spostamento delle attività, ma chiede di sapere dove e quando potrà avvenire, con un cronoprogramma chiaro.
«Non siamo contrari alla riqualificazione – afferma Andrea Bartalini,  Ceo di C. Steinweg – GMT – ma abbiamo la responsabilità di garantire continuità a lavoratori e clienti. Serve chiarezza sulle aree alternative e sulle condizioni operative».

Nel breve periodo, GMT propone anche una misura operativa per ridurre l’impatto sul traffico urbano: l’individuazione di aree di stoccaggio esterne da usare come buffer. In questo contesto, l’azienda ricorda di aver già presentato una manifestazione di interesse per utilizzare spazi alle Noghere, con l’obiettivo di alleggerire i flussi in città.
Resta la disponibilità al confronto con istituzioni e Autorità di sistema portuale. La richiesta è una: affiancare alla rigenerazione urbana un piano industriale concreto, che eviti la perdita di traffici e competenze costruite nel tempo nel porto di Trieste.