TRIESTE – La riforma della portualità italiana è pronta a iniziare il suo iter parlamentare alla Camera, dopo il via libera (la bollinatura) della Ragioneria dello Stato.L’obbiettivo della legge è quello di coniugare autonomia dei territori e visione strategica unitaria del sistema logistico nazionale. Ad annunciarlo è stato il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti Edoardo Rixi, intervenendo con un messaggio all’evento “L’Adriatico cerniera fra est e ovest. Come le economie emergenti guardano al Mediterraneo”, in corso a Bari.
Il provvedimento, ha spiegato, rappresenterà un momento di confronto tra istituzioni, operatori pubblici e privati e territori, con l’obiettivo di costruire un sistema portuale capace di competere sui mercati internazionali. La linea del Governo punta a difendere le autonomie locali, ma allo stesso tempo a rafforzare una regia centrale in grado di massimizzare l’efficienza della catena logistica.
Un passaggio ritenuto cruciale per consentire all’Italia di intercettare i flussi commerciali dei mercati emergenti e rafforzare la propria proiezione marittima nel Mediterraneo e oltre. Parallelamente, sono in corso interlocuzioni con Paesi strategici come Turchia, Egitto e Algeria per sviluppare sia il traffico passeggeri sia quello commerciale. In un contesto internazionale segnato da tensioni, in particolare sul fronte energetico e degli idrocarburi, il sistema portuale italiano dovrà puntare su resilienza e flessibilità per adattarsi ai mutamenti geopolitici e alle nuove rotte dei traffici. Tra i pilastri della riforma indicati dal viceministro figurano anche la digitalizzazione dei processi, il rafforzamento della cyber security e l’incremento dei sistemi di controllo e sorveglianza negli scali, elementi considerati essenziali per garantire efficienza e sicurezza
Sulla stessa linea il presidente di Assoporti, Roberto Petri, che ha definito il disegno di legge “una grande opportunità per tutto il settore”. Secondo Petri, la riforma potrà contribuire a colmare alcune criticità strutturali, a partire dagli investimenti necessari per le opere di ultimo miglio, fondamentali per migliorare l’integrazione tra porti e reti di trasporto. Tra le priorità evidenziate anche la necessità di una pianificazione centralizzata, attraverso piani pluriennali capaci di individuare in modo chiaro gli interventi strategici per rendere la portualità italiana più competitiva.
Un altro nodo riguarda l’omogeneizzazione di tariffe e procedure, oggi spesso differenziate tra i vari scali, con l’obiettivo di semplificare e rendere più attrattivo il sistema nel suo complesso. Infine, Petri ha sottolineato l’urgenza di accelerare i processi amministrativi attraverso la digitalizzazione e di avviare un Piano nazionale dei dragaggi, indispensabile per garantire l’accessibilità dei porti e sostenere l’aumento dei traffici. In questo quadro, la riforma si configura come un passaggio chiave per il rilancio della portualità italiana, chiamata a giocare un ruolo sempre più centrale nelle dinamiche della logistica globale e nei nuovi equilibri economici del Mediterraneo.




