TRIESTE – La riapertura dello Stretto di Hormuz dopo l’accordo di tregua tra Stati Uniti e Iran sta riportando gradualmente alla normalità uno dei passaggi marittimi più strategici del mondo.

Le prime navi commerciali tornano a transitare dopo mesi di forti limitazioni e rischi per la sicurezza.
Tra i simboli di questa ripartenza c’è la car carrier Grande Torino del Gruppo Grimaldi, che ha lasciato il Golfo Persico dopo oltre 100 giorni di permanenza forzata nell’area. L’unità, battente bandiera italiana e con un equipaggio composto da 21 marittimi, ha attraversato in sicurezza lo Stretto di Hormuz dopo aver ricevuto l’autorizzazione delle autorità iraniane ed è ora in navigazione nell’Oceano Indiano diretta in Cina, dove sarà reinserita nei servizi tra Far East ed Europa.

La nave si trovava nel Golfo Persico alla fine di febbraio per operazioni di sbarco di veicoli provenienti dall’Asia quando l’escalation militare nella regione aveva reso impossibile lasciare l’area. Per oltre tre mesi è rimasta in rada tra le coste degli Emirati Arabi Uniti e quelle iraniane, in una delle zone più sensibili per il commercio mondiale. La ripartenza della Grande Torino coincide con la riattivazione dei traffici energetici nel Golfo. Secondo i dati di monitoraggio navale, tre superpetroliere saudite della compagnia Bahri, con un carico complessivo di circa 6 milioni di barili di greggio, hanno attraversato Hormuz nelle ore successive alla firma dell’intesa tra Washington e Teheran. Diverse altre petroliere e metaniere hanno ripreso la navigazione attraverso il passaggio marittimo, compresa la nave per il trasporto di Gnl Mraikh controllata da QatarEnergy.

Durante il conflitto, l’Arabia Saudita aveva spostato gran parte delle esportazioni petrolifere sul terminale di Yanbu, sul Mar Rosso, per evitare il transito nello stretto, mentre numerosi produttori del Golfo avevano subito pesanti limitazioni operative. Un segnale di normalizzazione arriva anche da Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, dove diverse petroliere stanno tornando a caricare greggio destinato ai mercati internazionali.

Nonostante la riapertura, il settore marittimo mantiene un approccio prudente. INTERTANKO, l’associazione che rappresenta gli armatori indipendenti di petroliere, chiede chiarimenti sulle operazioni di sminamento e sulla sicurezza delle rotte, mentre il mercato assicurativo londinese ritiene che saranno necessari mesi prima di un completo ritorno alla normalità delle catene logistiche.
Anche sul fronte economico gli effetti della crisi sono destinati a protrarsi.

Secondo Allianz Trade, la normalizzazione dei flussi energetici sarà graduale: circa il 65% dei volumi persi dovrebbe essere recuperato entro tre mesi e l’80% entro quattro, con un ritorno alla piena operatività solo verso la fine dell’anno. L’istituto prevede un Brent stabilizzato intorno agli 80 dollari al barile nel terzo trimestre 2026, ma avverte che l’impatto inflazionistico dei rincari energetici continuerà a farsi sentire nei prossimi mesi.

Per l’Europa, più dipendente dalle importazioni energetiche rispetto agli Stati Uniti, la riapertura di Hormuz rappresenta una notizia positiva ma non sufficiente a cancellare gli effetti economici accumulati durante la crisi. Famiglie e imprese continueranno a confrontarsi con costi elevati e una domanda debole, mentre le banche centrali dovranno gestire il difficile equilibrio tra inflazione e crescita economica.