TRIESTE – La decarbonizzazione delle crociere passa anche dalle banchine. Lo rivela il rapporto 2025 sulle tecnologie ambientali della Cruise Lines International Association (CLIA), che fotografa la crescita rapida delle navi in grado di spegnere i motori in porto collegandosi alla rete elettrica a terra (Onshore Power Supply, OPS).
Se nel 2018 solo 55 unità della flotta CLIA, pari al 25%, disponevano di questo sistema, oggi il numero è salito a 166 navi, cioè il 58% della flotta mondiale e il 65% della capacità passeggeri. Un incremento del 12% in un solo anno, con una proiezione che prevede 273 navi attrezzate entro il 2036, grazie a retrofit e nuove costruzioni.
Il limite è a terra: soltanto 41 porti nel mondo (meno del 3%) hanno almeno un ormeggio crocieristico per il cosiddetto “cold ironing”, seppure in crescita rispetto ai 33 dell’anno scorso. L’Europa guida l’espansione, con sei nuovi scali entrati in funzione negli ultimi 18 mesi, seguita da Regno Unito e Nord America con un porto a testa. Altri 19 scali hanno già finanziamenti assegnati e 26 hanno piani concreti per sviluppare la tecnologia.
A spingere l’accelerazione è soprattutto la normativa europea: dal 2030, in base al pacchetto “Fit for 55”, i principali porti dell’Unione saranno obbligati a offrire alimentazione da terra alle navi. Una scadenza che, secondo CLIA, orienta gli investimenti e consolida la cooperazione tra porti e compagnie. «Le crociere stanno investendo decine di miliardi di dollari per costruire la flotta del futuro», ha sottolineato Bud Darr, presidente e CEO di CLIA. «L’adozione di connessioni elettriche a terra è uno dei passi più concreti per ridurre le emissioni locali e accelerare la transizione energetica del settore».
Oggi la maggior parte delle innovazioni tecnologiche, dal GNL ai sistemi avanzati di trattamento delle acque, riguarda le nuove navi in costruzione. Ma è il collegamento diretto alla rete elettrica in porto a rappresentare la misura più immediata per abbattere le emissioni fino al 98% durante la sosta.




