TRIESTE – Un collegamento marittimo fra Trieste e Bari torna al centro del dibattito dopo l’interruzione dei traffici causata dalla frana in Molise.
L’ipotesi è stata rilanciata da Michelangelo Agrusti – presidente di Confindustria Nord Adriatico – durante un’intervista alla Tgr Rai Friuli Venezia Giulia, a margine di un incontro di Confindustria regionale. L’obiettivo è spostare parte dei flussi merci dalla strada al mare, utilizzando il porto di Trieste come punto di partenza per collegare il Nord con la Puglia e il Centro Italia.
Secondo Agrusti, la criticità infrastrutturale emersa in Molise ha evidenziato la fragilità dei collegamenti terrestri lungo la dorsale adriatica. Per questo Confindustria, insieme alle rappresentanze pugliesi e al delegato nazionale alla logistica, sta lavorando a una soluzione sperimentale basata sulle Autostrade del mare. La proposta trova attenzione anche tra gli operatori portuali. Enrico Samer ha valutato la sostenibilità tecnica della rotta: tra Trieste e Bari ci sono circa 323 miglia nautiche, percorribili in circa 17 ore a una velocità commerciale di 19 nodi. Un tempo superiore rispetto alla strada, ma con costi potenzialmente più bassi grazie al trasporto del solo semirimorchio senza motrice.
L’ipotesi operativa prevederebbe due rotazioni settimanali e, dal punto di vista tecnico, la disponibilità di navi non rappresenta un vincolo. Il nodo principale resta la domanda: per funzionare, la linea deve garantire carichi regolari in entrambe le direzioni, evitando viaggi a vuoto che comprometterebbero l’equilibrio economico.
Esperienze simili esistono già. Sulla direttrice Venezia-Bari, ad esempio, Autamarocchi movimenta circa 400 semirimorchi al mese in collaborazione con Grimaldi Lines, dimostrando che il modello può reggere in presenza di volumi adeguati.
Dal lato istituzionale, il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale, Marco Consalvo, invita alla cautela: prima di avviare il servizio serve una verifica concreta del mercato, coinvolgendo operatori logistici e potenziali clienti, anche internazionali. Trieste viene indicata come nodo strategico per questo tipo di traffico, grazie alla sua proiezione verso i mercati dell’Europa centro-orientale. Ma la fattibilità della linea dipenderà dalla capacità di aggregare domanda stabile lungo tutta la catena logistica.




