TRIESTE – Il nuovo anno si apre con un aumento dei pedaggi autostradali che interessa in modo diretto il Nord Est, uno dei quadranti più trafficati e strategici del Paese.
Secondo il prospetto diffuso dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dal 1 gennaio scatta un adeguamento tariffario medio dell’1,5% per le concessionarie impegnate nell’aggiornamento dei Piani economico-finanziari. Una fascia “standard” che coinvolge diverse tratte chiave per i flussi di persone e merci tra Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna.
Gli aumenti riguardano in particolare la A4 Brescia-Padova, la rete gestita da Autostrade per l’Italia – tra cui A13 Padova-Bologna, A27 Venezia-Belluno e A23 Udine-Tarvisio – e le infrastrutture in capo a CAV – Concessioni Autostradali Venete, che gestisce l’asse Padova-Venezia. Si tratta di collegamenti fondamentali per il traffico pendolare, turistico e per la logistica di un’area fortemente orientata all’export.

Un adeguamento leggermente inferiore è previsto sull’Autostrada del Brennero. Autobrennero ha confermato un incremento dell’1,46% sull’A22, in un contesto particolare legato alla concessione scaduta e alla procedura di riaffidamento ancora in corso. Anche in questo caso l’impatto è rilevante, trattandosi di uno dei principali corridoi di collegamento con l’Europa centrale.
Il quadro tariffario 2026 deriva dall’applicazione dei criteri definiti dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti, cui spetta la competenza sui meccanismi di aggiornamento dei pedaggi nell’ambito dei periodi regolatori e dei Piani economico-finanziari delle concessioni. Il MIT ha chiarito che, alla luce di questo impianto regolatorio, gli adeguamenti rientrano nelle procedure ordinarie previste per le società interessate.

In tema di pedaggi è intervenuta anche Trasportunito, che ha ribadito la propria contrarietà a qualsiasi ipotesi di aumento a livello nazionale. Secondo l’associazione, autorizzare rincari medi attorno all’1,5% in una situazione di cantieri diffusi e disagi strutturali per gli autotrasportatori rappresenterebbe un segnale inaccettabile.
Il segretario generale Maurizio Longo ha sottolineato come le imprese di autotrasporto subiscano da anni gli effetti di ritardi nella manutenzione e di una rete spesso congestionata, con ricadute dirette su costi, tempi e produttività. Trasportunito richiama inoltre le promesse di un blocco dei rincari e mette in discussione l’idea di aumenti legati all’aggiornamento dei piani economico-finanziari delle concessionarie, chiedendo chi debba farsi carico dei danni per un settore che movimenta circa l’80% delle merci del Paese.