TRIESTE – Nessuna chiusura legale dello Stretto di Hormuz, ma il traffico marittimo è praticamente fermo dopo una serie di incidenti e attacchi avvenuti tra il 4 e il 6 marzo.

Nelle ultime quarantotto ore la situazione nello Stretto di Hormuz si è deteriorata rapidamente dal punto di vista operativo, pur senza una dichiarazione formale di chiusura della rotta. Le principali fonti di sicurezza marittima indicano che il traffico commerciale è sceso a livelli minimi e che le compagnie stanno evitando l’area per l’elevato rischio di attacchi.

Secondo il Joint Maritime Information Center, il livello di minaccia per la navigazione è stato confermato come “CRITICAL”, cioè con probabilità di attacco considerata quasi certa. Nelle ventiquattro ore precedenti all’ultimo aggiornamento del centro di monitoraggio, sono stati registrati soltanto due transiti commerciali nello stretto, entrambi cargo e non petroliere.
I dati raccolti da Reuters indicano che il traffico delle navi cisterna è sceso a zero entro il 4 marzo, dopo che il 27 febbraio erano stati registrati ancora 37 passaggi giornalieri. Questo significa che la rotta non è stata formalmente chiusa, ma che si è creato un blocco di fatto dovuto al rischio militare e all’aumento dei costi assicurativi. Tra il 4 e il 6 marzo sono stati segnalati almeno quattro episodi che hanno coinvolto navi commerciali nell’area del Golfo Persico e dello stretto. Il primo è avvenuto il 4 marzo al largo di Dubai, dove il comandante di una portacontainer ha segnalato uno “splash” in mare provocato da un proiettile di origine non identificata vicino alla nave. Non sono stati riportati danni né feriti.
Poche ore dopo, sempre il 4 marzo, la portacontainer Safeen Prestige, battente bandiera maltese, è stata colpita sopra la linea di galleggiamento mentre transitava nello stretto. L’impatto ha provocato un incendio nella sala macchine e l’equipaggio ha abbandonato l’unità. Tutti i marittimi sono stati evacuati senza feriti e non sono stati segnalati sversamenti.

Nella notte tra il 4 e il 5 marzo si è verificata un’esplosione sulla crude tanker Safeen Prestige, ancorata a circa trenta miglia nautiche dal porto iracheno di Khor al Zubair. Secondo le informazioni diffuse dagli operatori della nave, l’unità si trovava in ballast e non trasportava petrolio. L’esplosione ha causato una perdita d’acqua in un ballast tank e una possibile breccia nello scafo, ma non risultano vittime né inquinamento. Le fonti parlano dell’avvicinamento di una piccola imbarcazione poco prima dell’esplosione, ma il vettore dell’attacco non è stato identificato.
Il 6 marzo è stato segnalato anche un rimorchiatore colpito da proiettili di origine sconosciuta circa sei miglia nautiche a nord dell’Oman, sempre nello stretto. Le informazioni disponibili non indicano ancora il nome dell’unità né l’entità dei danni.

Alle minacce dirette si aggiungono i rischi per la navigazione. Gli avvisi NAVAREA (messaggi urgenti contenenti informazioni critiche per la sicurezza della navigazione) hanno segnalato una boa non illuminata nel Golfo meridionale e soprattutto la presenza della Safeen Prestige abbandonata nello stretto, con coordinate precise, creando un ulteriore pericolo per le navi in transito.

Il quadro operativo è aggravato anche da interferenze sui sistemi di navigazione satellitare e sulle trasmissioni AIS segnalate nella regione. In un’area già congestionata da navi alla fonda o in attesa di istruzioni, questi problemi aumentano il rischio di collisioni o incidenti di manovra. L’effetto combinato di minacce militari, rischi operativi e assicurazioni sta spingendo molti armatori a sospendere i transiti. Le polizze war-risk sono aumentate rapidamente e, sempre secondo Reuters, in alcuni casi hanno superato il 3% del valore della nave, con costi per singolo viaggio che possono arrivare a diversi milioni di dollari.

Sul piano politico emergono segnali contrastanti. Da un lato fonti statunitensi hanno indicato la possibilità di avviare missioni di scorta navale per le navi commerciali, anche se non risulta ancora l’attivazione di convogli regolari. Dall’altro lato un rappresentante iraniano ha dichiarato pubblicamente che lo stretto non è stato chiuso e che non esiste l’intenzione di chiuderlo per il momento.