TRIESTE – La crisi nello Stretto di Hormuz non coinvolge direttamente il porto di Capodistria, ma il rallentamento del traffico marittimo e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno già producendo effetti indiretti sulla logistica e sui costi del trasporto.

Secondo gli economisti sentiti da alcuni media sloveni e dall’agenzia STA, un blocco prolungato dello stretto potrebbe avere conseguenze globali. Lo Stretto di Hormuz è uno dei principali passaggi energetici del mondo e un eventuale stop ai transiti rischia di aumentare il costo di beni e servizi su scala internazionale, colpendo in particolare le economie che dipendono dalle importazioni di petrolio, come Cina, India e Giappone.

L’Ufficio per l’analisi macroeconomica e lo sviluppo della Repubblica di Slovenia (UMAR) ha avvertito che un’escalation prolungata dei conflitti geopolitici in Medio Oriente potrebbe portare a un aumento dei prezzi delle materie prime, a maggiori pressioni inflazionistiche e a interruzioni nelle catene di approvvigionamento globali. Per quanto riguarda Capodistria, il collegamento con lo Stretto di Hormuz è solo indiretto. Il porto sloveno gestisce una parte significativa del traffico container da e verso l’Estremo Oriente, in particolare Corea del Sud, Cina e il Sud-est asiatico. Le linee marittime che collegano queste aree al porto non transitano nel Golfo Persico e quindi non attraversano lo stretto.

Nonostante ciò, la situazione sta già influenzando il settore. Secondo quanto riferito da Luka Koper (società di gestione dello scalo), sulla base delle informazioni ricevute dagli armatori, è possibile attendersi deviazioni dalle rotte marittime consolidate e modifiche nelle spedizioni di merci verso paesi considerati ad alto rischio dal punto di vista della sicurezza. Queste dinamiche possono avere effetti operativi anche per i porti. In particolare, potrebbe aumentare la quantità di merci che restano temporaneamente nei terminal, in attesa di una spedizione garantita o di nuove rotte disponibili.

Nel frattempo anche gli operatori ferroviari stanno adottando misure precauzionali. Rail Cargo Group ha invitato i propri clienti a non inviare, fino a nuovo avviso, carichi destinati all’esportazione attraverso il porto di Capodistria verso Paesi con elevati rischi di sicurezza senza la conferma preventiva dell’accettazione da parte di una compagnia di navigazione o senza un trasporto marittimo già garantito. La misura serve anche ad alleggerire le capacità attualmente limitate del porto ed evitare l’accumulo di merci che potrebbero non trovare immediata spedizione via mare.

Le tensioni stanno già incidendo sui costi del trasporto marittimo. Robert Sever, direttore dell’Associazione dei trasporti della Camera di commercio e industria slovena, ha spiegato che gli armatori stanno applicando supplementi tariffari legati al rischio di guerra. In alcuni casi i trasporti vengono rinviati oppure le navi non partono o non arrivano a destinazione come programmato, con una conseguente riduzione dei volumi di traffico.