VENEZIA – Lo scalo lagunare archivia un primo semestre in rialzo. Per Davide Calderan, presidente di Venice Port Community, il risultato nasce dal lavoro quotidiano di imprese e addetti e deve tradursi in cantieri rapidi.

I dati dell’Autorità di sistema portuale segnalano una tenuta complessiva, nonostante dazi, geopolitica e volatilità. Nel liquid bulk il -0,3% è considerato marginale su base semestrale. Nei dry bulk prosegue l’aggiustamento: carbone in calo e cereali in crescita. Calderan sottolinea l’effetto delle concessioni: terminal più performanti, nuovi investimenti (cemento) e occupazione.

Sul container, Venezia segna +5% in un contesto in cui Trieste ha sofferto a vantaggio di Slovenia e Croazia: una parte dei volumi è rimasta in Italia. Per liberare ulteriore potenziale serve una gestione condivisa dell’accessibilità, con il posizionamento dello scalo quale “bocca” della pianura padana a fare da leva industriale.

Capitolo crociere: puntare sull’home port è la strategia indicata da Calderan per massimizzare ricadute su hotel, ristorazione, retail e servizi di rifornimento. Dopo il picco pre Clini-Passera (1,8 milioni di passeggeri/anno), la proiezione attuale è poco sopra 500mila. L’appello è a sostenere traffici container e crocieristici portando avanti i progetti presentati e valutando, nel rispetto di norme e laguna, soluzioni innovative fuori bacino. «Gli investimenti fin qui sono stati indispensabili; ora bisogna procedere velocemente per garantire la vita e la crescita del porto e del territorio» chiude Calderan.