TRIESTE – Rilanciare il tema dell’extradoganalità del porto di Trieste, prevista dai trattati internazionali del Dopoguerra e mai attuata.
A chiederlo è stato nei giorni scorsi a Napoli, durante un incontro pubblico, il ministro per gli Affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il Pnrr, Tommaso Foti.
«Dobbiamo riprendere in mano la questione del porto di Trieste, dobbiamo rilanciare il tema della extradoganalità previsto dagli accordi di pace dopo la Seconda guerra mondiale. Si potrebbe sentire defraudata Genova ma dobbiamo guardare a quelle realtà portuali che rappresentano punti nodali come Trieste per una logistica del futuro» ha detto Foti.
Il Ministro ha poi voluto completare il suo pensiero, sostenendo che la logistica non è un insieme di capannoni e muletti attivati da basse qualifiche professionali, e ricordando la necessità di avere un sempre più alto livello di qualificazione e di una guida per l’innovazione.
Il tema dell’extradoganalità territoriale del Porto Franco internazionale del Friuli Venezia Giulia, dopo anni piuttosto soporiferi, era riemerso con forza nel 2021, trovando sostegno bipartisan a livello politico. Operatori portuali, lavoratori e Authority avevano chiesto il riconoscimento per insediare industrie manifatturiere.
La Commissione politiche dell’Unione europea del Senato aveva approvato una risoluzione per informare la Commissione Ue degli errori nell’inserimento delle liste relative alle zone franche, del Porto di Trieste.
Un primo stop era arrivato qualche mese dopo, quando proprio la Commissione Ue non aveva accolto la richiesta.
Ma il recente insediamento di Innoway (Gruppo Msc) nell’area di Bagnoli della Rosandra a sostituire Wartsila, era stata l’occasione, l’anno scorso, per rilanciare la piena attuazione delle prerogative del Porto Franco di Trieste.




