TRIESTE – L’europarlamentare Anna Maria Cisint ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea per chiedere come si intenda procedere sui temi delle normative climatiche, alla luce del rinvio delle limitazioni per le emissioni legate ai traffici marittimi.
Secondo Cisint, l’interrogazione è a sostegno dell’azione che il governo italiano sta portando avanti a Bruxelles: correzione delle criticità, ritorno delle risorse prelevate dal settore marittimo al settore stesso, e possibile sospensione in vista dell’accordo in IMO. L’europarlamentare però, sostiene che, da parte Ue ci sia “miopia tecnocratica e il furore ideologico della burocrazia europea”.
«L’Unione Europea ha imposto al proprio settore marittimo e portuale una delle normative climatiche più dure al mondo, nella speranza – tanto ambiziosa quanto ingenua – di convincere il resto del pianeta a seguirne l’esempio. La realtà, però, sta prendendo una piega diversa. Il processo di approvazione di una misura climatica globale di IMO (l’Organizzazione Marittima Internazionale) si è arrestato la settimana scorsa. Un blocco di Paesi – ha detto Cisint – guidati dagli Stati Uniti sta prendendo tempo, preoccupati che una transizione mal calibrata nel trasporto marittimo produca più danni che benefici».
Sempre secondo l’europarlamentare, invece, in Europa l’applicazione uniforme dell’ETS a tutti i servizi marittimi sta creando danni enormi ai segmenti strategici più fragili. Il riferimento è alle grandi piattaforme di transhipment e ai collegamenti con le isole, in particolare quelle servite dai traghetti Ro-Pax.
«I porti di transhipment devono essere esclusi dalla tassazione ETS per poter giocare ad armi pari con i competitor dell’altra sponda del Mediterraneo. Allo stesso modo, bisogna tutelare tramite misure ad hoc i collegamenti con le isole maggiori perché l’ETS, così com’è oggi, sta mettendo in ginocchio la connettività insulare e con essa il diritto alla mobilità, all’equità sociale e alla coesione. Non è ammissibile – conclude Cisint – che milioni di cittadini italiani ed europei siano trattati come utenti di serie B solo perché vivono su un’isola».




