VENEZIA – «Il porto di Venezia non è centrale nella programmazione Paese, ma lo è a livello mondiale. Venezia è una delle mete più ambite globalmente». Le parole del viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi lasciano ben sperare la comunità portuale veneziana, che potrà così contare, almeno sulla parola, sulla mano tesa da parte del ministero affinché si dia spazio agli investimenti.

Isola delle “Trezze” ed escavi manutentivi sono i nodi principali su cui ha battuto oggi Rixi, nel corso di un incontro avvenuto oggi nella sede dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale (AdSP MAS). Il politico ha voluto incontrare gli interlocutori del porto, come il presidente dell’Authority nominato da pochi giorni, Matteo Gasparato, il direttore marittimo di Venezia, ammiraglio Filippo Marini, il presidente dell’Autorità per la Laguna di Venezia, Roberto Rossetto, il presidente della Venice Port Community (Vpc), Davide Calderan, e il presidente di Venezia Terminal Passeggeri (Vtp), Fabrizio Spagna.
L’obiettivo del confronto era quello di studiare il rilancio e lo sviluppo del sistema portuale veneto.
«Abbiamo parlato delle crociere, dei dragaggi in laguna, della riforma, tranquillizzando la comunità portuale che coinvolgeremo nel momento in cui la riforma verrà portata avanti e ci sarà aperta la discussione a livello parlamentare», ha fatto sapere Rixi.

PORTO REGOLATO
Parole forti, che hanno lasciato spazio anche al Mose: «è un porto particolare nel nostro Paese, tant’è vero che io lo vorrei definire (a livello normativo, ndr) anche come porto regolato, perché ha delle peculiarità che nessun altro porto italiano ha, ma che deve contribuire a sviluppare un territorio dinamico come il Veneto». Per Rixi la portualità deve esser centrale: «la mia preoccupazione è che non crescendo da anni il mercato europeo, e avendo dei problemi congiunturali anche in Germania e in Francia, noi avremo sempre bisogno di sviluppo marittimo per raggiungere altri mercati extraeuropei e consentire alle nostre aziende di crescere».
In attesa del futuro, che può essere l’off shore, il viceministro ha detto che sarà necessario l’oggi «perché le aziende non vanno fatte chiudere», credendo in un «coordinamento a livello nazionale sugli interventi», definito «fondamentale per avere la possibilità di intervenire puntualmente quando si verificano situazioni tragiche», motivo che spinge la riforma ad andare «proprio in quella direzione lì».

DRAGAGGI
Sul tema delle autorizzazioni dei dragaggi, Rixi ha chiarito che non dipendono da lui: «le avrei emesse tre anni fa, ma le dà un altro ministero (Ambiente, ndr) e ci sono altre autorità», quindi ha chiarito che sarà necessario abbattere i «vari strati di burocrazia», ma ne ha avute anche per le posizioni aprioristiche ideologiche: «non mantenere i dragaggi, continuare a ritenere che se non si fa niente è meglio. E qualcuno purtroppo anche a Venezia ha questa idea e non aiuta la laguna».
Per guardare al futuro, Rixi ha chiarito che tutti devono comprendere «che lo sviluppo infrastrutturale portuale è necessario non per oggi, ma per le future generazioni, per garantirgli quella qualità di vita ambientale e di servizi».
Quindi, sul tema ha aggiunto: «Io farei domani mattina il dragaggio del Vittorio Emanuele, però ho bisogno che diano le autorizzazioni e che le cose siano fatte a regola d’arte, che le caratterizzazioni vengano fatte in tempi di record. Nessuno vieta di lavorare anche il sabato e la domenica. Io lo faccio, lo possono fare anche altri».

OFFSHORE
Per quanto riguarda l’ipotesi, a lungo termine, di un porto fuori dalla laguna, per il politico si tratta di un’ipotesi complessa: «se la soluzione sarà offshore o sarà altro lo vedremo». L’approccio è quello del “passo-passo”: «Oggi facciamo fatica a fare il dragaggio in canali che fino a 40 anni fa venivano drogati senza problemi. Credo che prima di tutto si debba iniziare a semplificare le cose e capire che questo Paese se smette di pensare al futuro rischia di perdere anche il proprio passato».

CROCERISTICA
Non poteva mancare il tema delle crociere e dei passeggeri: «La crocieristica nell’alto Adriatico senza Venezia non esiste. Il rischio vero è quello. Anche la catena logistica delle aziende del Veneto senza il porto di verrebbe messo a fortissimo rischio». Motivi per cui «dobbiamo trovare le scelte senza motivazioni di carattere ideologico. Oggi noi dobbiamo confrontarci col mondo. Non sono favorevole a chi dice di non fare niente, perché non facendo niente siamo morti».
In generale, c’è quindi l’esigenza di «Superare una situazione che si è sclerotizzata e che rischia di non far sviluppare un’area geografica che ha rappresentato per il nostro Paese una delle poche aree che a livello mondiale è diventata centrale nello sviluppo. Il Veneto oggi è una delle aree più dinamiche del Paese. Noi non possiamo non far crescere questa situazione perché avremo un rebound a livello nazionale pesantissimo e quindi, visto che il continente non cresce e che abbiamo problemi sul continente europeo non gestibili, oggi qualsiasi merce entra o esce dal continente europeo passa via mare».