TRIESTE – Il caro gasolio mette sotto pressione il trasporto merci su gomma, con prezzi oltre i 2 euro al litro e margini sempre più ridotti per le imprese.

Nel primo trimestre del 2026 il prezzo del gasolio per autotrazione in Italia ha registrato un forte aumento, superando stabilmente i 2,00 €/l sulla rete ordinaria e avvicinandosi ai 2,60 €/l in autostrada. Alla base ci sono due fattori principali: l’incremento delle accise entrato in vigore il 1 gennaio e le tensioni geopolitiche legate al Medio Oriente. L’effetto combinato ha colpito direttamente i costi operativi delle imprese di autotrasporto, già esposte a margini limitati.

La cronologia delle ultime settimane evidenzia un’escalation rapida. Con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026, l’accisa sul gasolio è stata allineata a quella della benzina, con un aumento di circa 5 centesimi al litro IVA inclusa. Nei primi giorni di marzo le associazioni di categoria hanno iniziato a lanciare l’allarme, segnalando un aumento dei costi sempre più difficile da sostenere. Il 12 marzo si è tenuto un tavolo al ministero delle Infrastrutture con le principali sigle del settore, senza però decisioni immediate.
Le organizzazioni dell’autotrasporto parlano apertamente di emergenza. Secondo le stime, il settore ha sostenuto circa 80 milioni di euro di costi aggiuntivi in una sola settimana. Su base annua, l’impatto potrebbe superare i 6 miliardi di euro. Per un singolo mezzo pesante che percorre 100.000 km all’anno, l’aumento del carburante si traduce in circa 2.400 euro di costi in più, che possono salire fino a 9.000 euro o oltre in scenari peggiori.

Le richieste avanzate al Governo sono convergenti. Le associazioni chiedono un taglio temporaneo delle accise, l’introduzione di crediti d’imposta per compensare i maggiori costi, la sospensione di tasse e contributi e l’uso immediato dei rimborsi sulle accise senza tempi di attesa. Viene inoltre sollecitato l’aggiornamento dei costi di riferimento nei contratti e l’obbligo di applicare clausole di adeguamento carburante.
Alcune sigle pongono anche questioni tecniche. È il caso della possibile introduzione delle “accise mobili”, che secondo alcune associazioni rischierebbe di penalizzare le flotte più moderne già beneficiarie di rimborsi. Altre criticità riguardano il limite minimo europeo sulle accise, che potrebbe ridurre l’efficacia di eventuali tagli per i mezzi pesanti senza una deroga specifica.

Il Governo ha riconosciuto il problema ma non ha ancora adottato misure concrete. Sono stati avviati tavoli tecnici e una cabina di regia interministeriale, mentre la Guardia di Finanza ha iniziato controlli su possibili anomalie nei prezzi. Tra le ipotesi allo studio c’è l’utilizzo dell’extra-gettito IVA per finanziare riduzioni delle accise, ma al momento non risultano provvedimenti operativi.
L’impatto economico si estende all’intera filiera logistica. Il carburante rappresenta circa un terzo dei costi totali di un’impresa di autotrasporto. Un aumento del 20–25% del gasolio può tradursi in un incremento dei costi di trasporto del 7–8%. Tuttavia, il trasferimento di questi aumenti sui clienti non è immediato né completo, con conseguente riduzione della liquidità per le aziende.

In diversi casi le imprese stanno valutando la riduzione dei servizi o la sospensione dei viaggi. Il rischio segnalato dalle associazioni è quello di un blocco parziale del settore, con effetti diretti sulla distribuzione delle merci. La criticità principale resta la difficoltà di assorbire l’aumento dei costi in un contesto contrattuale rigido e con margini già compressi.