TRIESTE – Il sequestro di una nave portacontainer della flotta MSC segna un nuovo picco nella crisi dello Stretto di Hormuz, dove il traffico marittimo resta fortemente limitato.

Secondo fonti media internazionali, nelle ultime ore le forze iraniane hanno fermato la MSC Francesca durante il transito nello stretto. L’operazione sarebbe stata condotta dalla Guardia Rivoluzionaria, che ha motivato l’intervento con presunte violazioni delle regole di navigazione.

Nella stessa area è stata coinvolta anche un’altra portacontainer, la Epaminondas, colpita da fuoco iraniano. Non tutte le fonti però confermano in modo univoco che anche questa unità sia stata effettivamente sequestrata. Su questo punto, quindi, non c’è una conferma piena. L’episodio si inserisce in un contesto operativo molto degradato. Il traffico nello Stretto di Hormuz, uno dei principali choke point energetici mondiali, risulta oggi quasi paralizzato. Le stime parlano di poche decine di transiti giornalieri rispetto agli oltre cento in condizioni normali, con oltre 200 petroliere in attesa nell’area e migliaia di marittimi bloccati a bordo.

La situazione resta fluida anche dal punto di vista politico e militare. Gli Stati Uniti mantengono una presenza navale significativa, mentre Teheran alterna dichiarazioni di apertura a posizioni più rigide, arrivando a sostenere che una piena riapertura dello stretto non sia al momento possibile. Le conseguenze sul mercato sono già evidenti: l’instabilità dell’area sta incidendo sui costi assicurativi e spinge al rialzo le quotazioni del petrolio, tornato sopra la soglia dei 100 dollari al barile.

Per il settore container e per gli operatori logistici europei, il rischio è quello di nuove deviazioni delle rotte e di un allungamento dei tempi di transito, con effetti a catena anche sui traffici diretti verso il Mediterraneo e i porti del Nord Adriatico.