TRIESTE – In un momento in cui le grandi compagnie marittime rafforzano la loro presenza nei terminal container del Nord Adriatico orientale, il mondo accademico e logistico si interroga sul futuro dei rapporti tra Trieste, Capodistria e Fiume e sulle differenti regole che governano i tre scali.
Secondo l’ultima analisi dell’Associazione Italiana Operatori Marittimi (Aiom), prosegue infatti la corsa degli armatori globali verso il controllo delle infrastrutture portuali considerate strategiche per i futuri assetti dei traffici internazionali. Una tendenza che interessa direttamente il Nord Adriatico, dove negli ultimi anni è profondamente cambiata la struttura proprietaria dei terminal container.
L’associazione evidenzia come i principali gruppi armatoriali mondiali stiano consolidando le proprie posizioni nei porti dell’area. A Fiume, il processo di privatizzazione e l’ingresso di operatori come CMA CGM e Maersk stanno modificando gli equilibri del sistema portuale croato. Trieste, dal canto suo, continua a rappresentare uno snodo strategico per MSC, mentre Capodistria mantiene una posizione particolare grazie al controllo prevalentemente pubblico di Luka Koper, che conserva una maggiore autonomia rispetto agli interessi diretti delle compagnie di navigazione.
Aiom sottolinea che, nonostante le pesanti incertezze che continuano a influenzare il trasporto marittimo internazionale – dalle crisi nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz ai conflitti geopolitici e alle tensioni sui mercati energetici – gli armatori non hanno rallentato né i programmi di rinnovo delle flotte né gli investimenti nei terminal portuali.
In questo contesto si inserisce il dibattito organizzato nell’ambito di Adriaports Forum con ll’Università di Trieste e Confetra FVG. L’appuntamento, in programma il 25 giugno all’ateneo giuliano, sarà dedicato al tema “Tre porti, tre normative. Trieste, Capodistria e Fiume tra competizione, cooperazione e sviluppo condiviso”.
L’iniziativa nasce dalla constatazione che il tema di possibili alleanze o integrazioni tra i tre scali dell’Alto Adriatico torna periodicamente al centro del confronto tra operatori e istituzioni. L’obiettivo sarà analizzare come i diversi modelli giuridici e amministrativi influenzino la competitività dei porti e quali possano essere le prospettive di collaborazione in un’area che sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nelle rotte commerciali europee.
Sul fronte dei traffici, Aiom rileva che nei primi mesi del 2026 il sistema container del Nord Adriatico orientale mostra nel complesso una sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente, pur con dinamiche differenti tra i singoli porti. Capodistria registra una crescita dell’8,86% nei primi tre mesi dell’anno, mentre Trieste continua a risentire del riassetto dei servizi successivo alla fine dell’alleanza 2M, pur evidenziando segnali di recupero dei volumi. A Fiume, invece, il trasferimento di alcuni servizi al nuovo terminal Rijeka Gateway sta ridisegnando la distribuzione dei traffici tra le diverse infrastrutture dello scalo croato.
L’evoluzione delle partecipazioni armatoriali nei terminal e il confronto sulle differenti normative portuali rappresentano così due facce della stessa sfida: definire il ruolo futuro del sistema portuale del Nord Adriatico in un mercato globale sempre più concentrato e competitivo.




