TRIESTE – «A noi piacerebbe molto esportare le nostre barche dal Porto franco di Trieste perché sarebbe un vantaggio competitivo enorme, come anche fare attività di refitting nell’area di Punto Franco».
Le parole sono di Fernando Cuogo, Cfo di Beneteau Italia, ipotizzando un’espansione dell’attività durante la presentazione, questa mattina, del Distretto Econautico, nella sede della Camera di Commercio della Venezia Giulia a Trieste. Fulcro del progetto è il turismo nautico di lusso: l’impegno è promuovere il turismo nautico d’alta gamma, attrarre mega yacht, investire in infrastrutture sostenibili e fare sistema.
«Penso che il Distretto Fvg possa essere trainante anche nella sua promozione, contribuendo alla crescita del Salone Nautico di Venezia con un ritorno che risulterebbe importante per questa regione», ha detto ancora il Cfo. Quindici anni fa, Beneteau aveva già dato fiducia al Mediterraneo orientale sulla cantieristica, quando aveva installato la propria filiale italiana a Monfalcone. Focus, quindi, sui due porti principali (Trieste e Monfalcone), ma anche sulla meno conosciuta meta turistica di Porto Nogaro, che già attrae da Germania e Austria.
“Il Friuli -Venezia Giulia, con oltre 15mila posti barca – si legge nello studio di Uniontrasporti che getta le fondamenta del Distretto Econautico – è una delle regioni più attrezzate per il diporto nautico in Italia, ma manca di infrastrutture specializzate per mega yacht e di un sistema consolidato di refitting sostenibile, rispetto a Veneto e la Croazia”. Attualmente, i posti barca impiegherebbero, a una stima, più di duemila persone, mentre la cantieristica altre 1.350: sommati costituiscono il 15% del Pil regionale e il 16% dell’export del Fvg.
Le prescrizioni specifiche per l’area geografica includono, tra l’altro, la fidelizzazione dei diportisti abituali, collaborazioni con altri porti dell’Adriatico, un’espansione delle marine e dei loro collegamenti intermodali all’altezza del lusso e investire nel refitting e nella manutenzione attingendo alla manodopera locale, da formare anche come equipaggio di bordo passando per le lingue straniere. Chiudono la serie fiere internazionali, regate e meeting, ma anche l’idea di un brand unificato per la nautica di lusso in Friuli Venezia Giulia, per una promozione efficace all’estero.
L’implementazione potrebbe dividersi tra una prima fase fino al 2027 (trovare le aree per le nuove infrastrutture e definire il modello di governance), una seconda dal ’27 al ’30 (realizzare marine per yacht di grandi dimensioni e refitting anche in chiave “eco”) e una terza dedicata al consolidamento e alle alleanze, anche con l’estero, fino al 2035.
«La nostra area – ha chiuso Enrico Samer, amministratore delegato di Samer & Co. Shipping – è ricca di ormeggi per il diporto e si auspica possano nascere importanti realtà anche per i mega yacht, non solo turistici ». Si può puntare su imbarcazioni dai 50 metri in su, approfittando dell’attrattività del Made in Italy: nel porto industriale di Trieste, Samer ha raccontato di stare realizzando «scafi in acciaio da 40 o 50 metri per i cantieri marchigiani. Al momento si perde il valore aggiunto della finitura dello yacht – ha concluso –, ma abbiamo l’obiettivo di creare un magazzino ampio al punto da contenere mega yacht fino a 90 metri, con la possibilità di realizzare anche due yacht da 50 in contemporanea». Per gli ammodernamenti della Samer & Co. l’obiettivo temporale è la seconda metà del 2026.




