TRIESTE – L’instabilità nello Stretto di Hormuz sta spingendo operatori logistici e compagnie di navigazione a riorganizzare i flussi tra Asia e Medio Oriente, con nuove soluzioni multimodali che utilizzano i porti del Mar Rosso e collegamenti terrestri verso i mercati del Golfo.
La crescente tensione nell’area dello Stretto di Hormuz, uno dei principali choke point energetici e commerciali del mondo, sta infatti riducendo il traffico marittimo nella regione e costringendo l’industria dello shipping a individuare percorsi alternativi per mantenere operative le catene di approvvigionamento. Attacchi a navi mercantili e il rischio di un blocco della navigazione stanno accelerando la ricerca di soluzioni logistiche capaci di aggirare il passaggio attraverso il Golfo Persico.
In questo contesto stanno emergendo nuove rotte multimodali che combinano trasporto marittimo e terrestre e che attribuiscono un ruolo crescente ai porti sauditi affacciati sul Mar Rosso.

Secondo diverse fonti del settore logistico internazionale, l’Arabia Saudita sta cercando di affermarsi come corridoio logistico regionale alternativo. Il governo di Riyadh ha avviato una “Logistics Corridors Initiative” con l’obiettivo di spostare parte dei flussi di merci dai porti del Golfo verso quelli della costa occidentale della penisola arabica, in particolare il porto di Jeddah.
Il modello è relativamente semplice. Le merci arrivano via nave nei porti sauditi sul Mar Rosso e da lì proseguono via camion o attraverso collegamenti logistici terrestri verso i principali mercati del Golfo, tra cui Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar e Bahrain.

Secondo analisi del settore, i porti del Mar Rosso stanno diventando una sorta di linea di sicurezza per gli importatori della regione, consentendo di mantenere attive le catene di approvvigionamento nonostante le difficoltà di navigazione nello stretto.
La crisi sta inoltre accelerando il trasferimento di parte dei flussi energetici verso la costa occidentale dell’Arabia Saudita. Dati sul traffico indicano infatti che le esportazioni petrolifere saudite dal porto di Yanbu, sul Mar Rosso, stanno aumentando proprio per compensare i rischi legati al traffico marittimo nel Golfo.
La combinazione tra trasporto marittimo e collegamenti terrestri tra Mar Rosso e Golfo non è una soluzione completamente nuova, ma le tensioni geopolitiche stanno riportando questo modello al centro delle strategie logistiche regionali.

Il sistema funziona come un vero e proprio ponte logistico: i container provenienti dall’Asia sbarcano nei porti della costa occidentale dell’Arabia Saudita, vengono trasferiti via terra attraverso la penisola e raggiungono infine i mercati del Golfo o altri hub logistici regionali. In questo modo è possibile ridurre l’esposizione ai rischi legati alla navigazione nello Stretto di Hormuz e garantire maggiore continuità alle catene di approvvigionamento.
In questo scenario si inserisce anche una nuova iniziativa annunciata da MSC Mediterranean Shipping Company. La compagnia ha avviato soluzioni logistiche che collegano l’Asia ai porti sauditi di King Abdullah Port e Jeddah, con successivo inoltro terrestre verso diverse destinazioni del Golfo.
Il sistema utilizza i servizi marittimi della compagnia tra Asia e Mar Rosso, in particolare le linee Dragon e Jade, e consente poi di trasferire i container via camion verso città e hub logistici come Dammam, Riyadh, Jubail, Kuwait, Bahrain e Abu Dhabi.
Secondo MSC, questa soluzione permette di mantenere tempi di transito competitivi tra Asia e i mercati del Golfo, offrendo un’alternativa operativa in una fase di forte instabilità nella regione.