CAPODISTRIA – I porti di Trieste, Capodistria e Fiume tornano a parlare di collaborazione e cooperazione per lo sviluppo: non si discute la concorrenza tra gli scali, ognuno cercherà di dare il massimo per la crescita.

Ma si lavorerà assieme facendo sistema su rotte, corridoi logistici e reti ferroviarie per attrarre nuovi traffici a beneficio di tutti. Un indirizzo chiaro quello che è emerso stamani, lunedì 8 giugno, a Capodistria alla Conferenza internazionale sulla geopolitica dei trasporti organizzata dall’università slovena Emuni assieme al Bled strategia forum.
E che ha visto presenti, per la prima volta assieme, dei presidenti delle Autorità portuali di Trieste, Marco Consalvo, e di Fiume Bojan Hlača , nonché della società di gestione del porto di Capodistria (Luka Koper), Nevenka Kržan, davanti a un pubblico di massimi esperti della logistica e del diritto marittimo di Slovenia, Italia e Croazia.

Ma a dare il primo input politico è stato proprio il neo ministro degli Affari esteri ed europei della Slovenia Tona Kajzer, diplomatico di lungo corso, che ha sottolineato la necessità di una «cooperazione più forte tra gli scali, per primo con quello di Trieste, ma anche con Fiume, e del lavoro comune su rotte e corridoi di trasporto, come fattore di resilienza di fronte agli scossoni geopolitici».
Una linea politica condivisa poi anche dagli europarlamentari sloveni Vladimir Prebilič, Matjaž Nemec e Tamara Kozlovíč che hanno sottolineato l’importanza della «cooperazione tra i porti» perché «insieme, Trieste, Capodistria e Fiume rivestono un ruolo fondamentale per la resilienza della rete di trasporto. Dobbiamo remare tutti nella stessa direzione». Ed è stato ricordato anche la raccomandazione di Mario Draghi che nel suo documento di sviluppo parla di «visione strategica per lo sviluppo europeo dei trasporti, spina dorsale della competitività Ue».

L’obiettivo per i porti di Capodistria, Trieste e Fiume è attrarre nuove rotte di traffico a beneficio di tutti. Lo ha confermato per prima la presidente di Luka Koper Kržan, che ha spiegato come lo scalo ha «cambiato il suo modo di lavorare» per affrontare la situazione di volatilità dei traffici, e le tempeste delle tensioni geopolitiche, tariffarie e gli squilibri dovuti al cambio dei mercati. «Non solo competizione, dobbiamo cooperare e lavorare assieme come sistema i scali, unico varco marittimo dell’Asia verso l’Europa centrare e dell’Est» ha insistito la presidente che ha annunciato uno studio che verrà presentato a Bruxelles. Un vero “cluster” dei porti con punti di forza come alternativa ai porti del Nord per avere maggiori potenzialità
Ed è anche per questo che il porto di Fiume si sta attrezzando con nuovi terminal e infrastrutture, hja spiegato il presidente Hlača. «A lungo termine la concorrenza non sarà più tra di noi, ma con i porti del Nord, con Capodistria e Trieste dobbiamo fare sistema e cooperare sempre di più».

Una nuova politica di coesione tra gli scali che ha trovato d’accordo il presidente dell’Authority di Trieste e Monfalcone, Consalvo «serve la cooperazione tra i tre porti, è essenziale anche se in Italia ci sono sistemi regolatori diversi. Ma c’è uno stesso mercato di sbocco per tutti, l’Europa centrale e dell’Est». Consalvo ha anche parlato dei punti di forza dello scalo, il primo porto ferroviario d’Italia e un terminal energetico del Mediterraneo con il suo oleodotto verso Germania, Austria e Cechia. «Dobbiamo accelerare sulla connettività integrata con quei mercati dell’Europa centro orientale».
Una finestra di approfondimento sulla logistica dell’Adriatico quella offerta oggi dal forum di Capodistria che ha visto tra gli ospiti italiani i massimi esperti, da quelli di diritto marittimo dell’Università di Udine come Alfredo Antonini o Claudio Cressati fino al docente Maurizio Maresca, presidente di Alpe Adria, il figlio Davide Maresca professore a a Genova e Paolo Costa dell’Università di Venezia.