TRIESTE – Riapertura solo parziale e sotto condizioni nello Stretto di Hormuz, con flussi ancora lontani dalla normalità e forte incertezza operativa per lo shipping.
Nelle ultime 24 ore la situazione si è sbloccata formalmente con un cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran, che consente il transito delle navi. Ma si tratta di una riapertura limitata, subordinata allo stop degli attacchi e a un coordinamento operativo che, nei fatti, cambia le regole del passaggio.
Sul piano operativo, i numeri mostrano un quadro ancora critico. Secondo una dichiarazione ufficiale britannica al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, nelle ultime 24 ore sono transitate solo 9 navi contro un flusso normale che può arrivare fino a 150 al giorno. Il traffico è quindi di fatto ancora bloccato. A pesare è soprattutto la prudenza degli operatori. Le principali compagnie marittime non considerano ancora sicuro il passaggio: si parla di decisioni caso per caso e non di ripresa delle rotte regolari. Anche le associazioni armatoriali indicano una situazione “imprevedibile”, con rientro nell’area subordinato a garanzie concrete sulla sicurezza.
Nel frattempo, si è accumulato un arretrato rilevante. Le stime parlano di circa 200 petroliere in attesa nella regione, con oltre 170 milioni di barili tra greggio e prodotti raffinati bloccati. Alcune valutazioni indicano anche fino a 1.000 navi ferme nell’area e tempi di normalizzazione tra le 6 e le 8 settimane, anche in caso di stabilizzazione.
I mercati energetici hanno reagito subito. Il prezzo del petrolio è sceso sotto i 100 dollari al barile, con cali anche superiori al 10%. Si tratta però di una reazione legata alla riduzione del rischio estremo, non a un ritorno alla normalità. Restano infatti criticità su assicurazioni, disponibilità di navi e stabilità delle supply chain.
Sul piano geopolitico, la situazione resta fragile. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU non è riuscito ad approvare una risoluzione sulla sicurezza della navigazione per il veto di Cina e Russia. Allo stesso tempo si discute di possibili condizioni o tariffe per il transito, ma su questo punto non ci sono conferme verificabili. Anche dal punto di vista della sicurezza, il rischio resta alto. Nelle stesse ore è stato segnalato un attacco a una portacontainer a sud di Kish Island, mentre un episodio precedente ha causato vittime tra l’equipaggio di una nave thailandese. Segnali che indicano come il rischio operativo non sia rientrato.




